Papa Leone XIV a Napoli, l’elicottero atterra alla Rotonda Diaz e poi l’abbraccio dei fedeli sul lungomare

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È bastato il rumore lontano delle pale, quel frastuono che si fa intenso prima di spegnersi in un soffio, per trasformare la Rotonda Diaz in un punto di osservazione collettiva. Papa Leone XIV, giunto in elicottero l’8 maggio 2026, ha scelto il cielo per evitare il traffico cittadino, eppure il suo primo contatto con Napoli è stato tutto terra: il prefetto Michele Di Bari, il presidente della Regione Roberto Fico, il sindaco Gaetano Manfredi e l’arcivescovo don Mimmo Battaglia lo attendevano schierati sull’asfalto, in quella che è ormai una liturgia laica delle grandi visite istituzionali. Salito sulla Papamobile, il pontefice – un gesto che a molti è parso spontaneo, quasi istintivo – si è poi lasciato avvolgere dall’abbraccio dei fedeli assiepati sul lungomare, una marea di braccia tese e di smartphone alzati, dove la devozione si mescola inevitabilmente alla voglia di testimoniare.

Il ringraziamento dei sindaci campani e l’anniversario del pontificato

Non sono mancate le voci ufficiali a incorniciare la giornata. Francesco Morra, presidente di Anci Campania, ha voluto sottolineare come l’arrivo del Santo Padre assuma «un significato particolarmente intenso» cadendo proprio nel primo anniversario del suo pontificato. Morra, parlando a nome dei sindaci campani, ha definito il papa un «riferimento» per una terra «segnata da fede, umanità e solidarietà»; e ha aggiunto, quasi a voler legare due piani temporali distinti, che questa visita si intreccia simbolicamente con il 150° anniversario della posa della prima pietra del santuario di Pompei. Quel santuario, lo si ricorderà, fu voluto da san Bartolo Longo – una figura che papa Leone XIV ha consegnato di recente alla devozione universale attraverso la canonizzazione, e che ora torna al centro della cronaca per via di un pellegrinaggio che sa di continuità più che di semplice cerimonia.

Papa a Pompei, l’incontro con la Cooperativa Tulipano tra disabilità e volontariato

Nel pomeriggio lo scenario cambia radicalmente. A Pompei, dove l’ombra del santuario è lunga e pesante di storia, il pontefice ha voluto incontrare le opere di carità sul campo. Tra queste spicca la Cooperativa Sociale il Tulipano, realtà che si occupa di inserimento sociale e lavorativo di persone con disabilità cognitiva e disturbi dello spettro autistico. L’incontro, a detta di chi vi ha preso parte, è stato privo di retorica: alcuni volontari hanno accompagnato alcuni disabili a stringere la mano al papa, e uno di loro – il volto contratto dall’emozione – ha poi raccontato: «Per me dare la mano al Santo Padre è stato un grandissimo onore. Ho cercato di far andare avanti le persone che avevano più bisogno, ma è stata una grande emozione per me». Nessun proclama, nessuna passerella. Solo quel gesto ripetuto, quasi meccanico, di chi cede il passo a chi ne ha più diritto.

Piazza Plebiscito, il ritmo di Carosone e Morricone in attesa del papa

Nel frattempo, a Napoli, la piazza del Plebiscito si è riempita senza attendere il ritorno del pontefice. Quarantamila fedeli – secondo le stime degli organizzatori – hanno trasformato l’attesa in una festa popolare dove si mescolano sacro e profano con una disinvoltura tutta partenopea. Il maestro Carlo Morelli ha guidato un coro che ha eseguito brani inediti e classici senza tempo: dalle colonne sonore di Ennio Morricone a «Tu vuò fà l’americano» di Renato Carosone, scelta che qualcuno ha giudicato audace ma che la folla ha accolto ballando. Tra i canti proposti spicca «Amando», scritto e musicato da Fabrizio Lobasso, che nell’economia della giornata rappresenta l’unico tassello assolutamente nuovo. Nessun discorso ufficiale è stato pronunciato in piazza, e nessuna benedizione collettiva è stata annunciata: solo quel vociare di fondo, quelle note che rimbombano tra le colonne, e l’immagine di un papa ancora lontano, in visita altrove, mentre Napoli lo aspetta con una pazienza antica e rumorosa.

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