Il clan di Castellammare gestiva il servizio ambulanze del 118
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Redazione Interno
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Un sistema di controllo mafioso si era impossessato del servizio di emergenza sanitaria a Castellammare di Stabia, trasformando le ambulanze in un affare di clan. La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, coordinata dai procuratori Nicola Gratteri e Giuseppe Cimmarotta, ha portato alla luce un meccanismo criminale che, attraverso intimidazioni e violenze, assicurava a un gruppo camorristico un monopolio illegale sul trasporto dei malati. L’inchiesta, supportata dalle indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata, ha condotto il gip a emettere misure cautelari per due persone, accusate a vario titolo di reati come il trasferimento fraudolento di valori e la concorrenza illecita, tutti aggravati dall’aver utilizzato il metodo mafioso.
Il monopolio sull'emergenza
Al centro dell’operazione giudiziaria c’è una società di facciata, già colpita da un decreto di sequestro, che di fatto gestiva in esclusiva le attività di soccorso. Il clan, identificato come il gruppo D’Alessandro, ha costruito nel tempo una posizione di predominio assoluto, scoraggiando con minacce sistematiche qualsiasi imprenditore che osasse partecipare alle gare d’appalto per l’assegnazione del servizio 118 e per il trasporto dei pazienti verso l’ospedale San Leonardo. Le pressioni illecite, che non si fermavano neppure davanti alla salute pubblica, miravano a escludere ogni forma di competizione, garantendo così alla cosca il controllo totale di un settore vitale e strategicamente rilevante.
Intimidazioni e tentate estorsioni
Le modalità utilizzate per imporre questa egemonia illegale sono state di una crudezza significativa, come nel caso in cui, per costringere un imprenditore al pagamento del pizzo, furono accesi dei lumini funebri attorno alla sua abitazione. Episodi del genere, emersi nel corso delle indagini che hanno già portato a undici provvedimenti restrittivi per estorsione e affiliazione camorristica, delineano una strategia di penetrazione capillare nel tessuto economico e sociale del territorio. Le intercettazioni telefoniche, tra l’altro, hanno coinvolto persino un consigliere comunale, sebbene questi non sia al momento indagato, mostrando l’ampiezza delle relazioni del sodalizio criminale.
L’indagine e gli sviluppi
L’attività investigativa ha svelato un disegno criminoso che andava ben oltre il servizio ambulanze, toccando anche il tentativo di imporre il servizio di ristoro-bar durante le partite casalinghe della squadra di calcio Juve Stabia. I reati contestati, dalla tentata estorsione alla concorrenza illecita agita con violenza e minaccia, appaiono funzionali a un unico obiettivo: agevolare le attività del clan D’Alessandro, da quasi mezzo secolo radicato a Castellammare di Stabia. Le misure cautelari eseguite rappresentano un colpo significativo a questa struttura, senza la quale, come dimostrano i fatti, non sarebbe stato possibile mantenere una simile presa su un servizio pubblico essenziale.




