Il nuovo Btp Valore di marzo punta sui rendimenti a scalini e su una durata che premia chi aspetta

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Ministero dell’Economia, va detto, ha ormai abituato piuttosto bene i risparmiatori italiani a emissioni speciali di titoli di Stato, e la settima tornata del Btp Valore, al via da lunedì 2 marzo, non fa eccezione nel solco di una tradizione ormai consolidata. Si tratta, per la precisione, di un’obbligazione dedicata esclusivamente al cosiddetto mercato retail, con una durata di sei anni e un meccanismo di cedole crescenti studiato per invogliare la permanenza in portafoglio, laddove la pazienza viene remunerata in modo via via più generoso con lo scorrere del tempo.

I tassi minimi garantiti, comunicati dal Tesoro e che potrebbero essere solo rivisti al rialzo in base alle condizioni di mercato alla chiusura del collocamento (prevista per venerdì 6 marzo a meno di sorprese), sono strutturati su tre fasce biennali: un 2,50% per i primi due anni, che sale al 2,80% per il terzo e quarto anno e raggiunge infine il 3,50% per il biennio conclusivo. A questi si aggiunge, per chi acquista in fase di emissione e mantiene il Titolo fino alla scadenza del 2032, un premio fedeltà finale dello 0,8% sul capitale investito, un extra che porta il rendimento lordo annuo effettivo a poco sopra il 3%, attorno al 3,07% secondo i calcoli degli esperti, superando così il 2,766% offerto dai BTp ordinari di analoga durata.

La strategia del Tesoro e la struttura step-up per gestire il rischio

La scelta di una durata di sei anni, con quella particolare architettura “2+2+2”, non è certo casuale ma risponde a logiche di mercato ben precise. Rispetto all’emissione dello scorso ottobre, che proponeva un settennale, si è deciso di accorciare leggermente l’orizzonte temporale per ridurre la duration modificata e quindi la sensibilità del titolo a possibili variazioni dei tassi di interesse, offrendo una protezione maggiore in caso di rialzi futuri decisi dalla Banca Centrale Europea. Dal punto di vista psicologico, poi, avere tre scaglioni di rendimento che cambiano ogni due anni può facilitare la decisione di mantenimento per chi non è un investitore professionista, percependo questi step come meno vincolanti e più facili da “digerire” rispetto a un impegno unico e lineare.

Non bisogna dimenticare, inoltre, che la liquidità accumulata sui conti correnti delle famiglie italiane è ancora impressionante, superando abbondantemente i mille e ottocento miliardi di euro, e il Tesoro punta a drenarne una parte con un prodotto che, pur non offrendo rendimenti paragonabili a quelli dei picchi del 2023, garantisce comunque un premio rispetto ai tassi fissi correnti. Il confronto con il mercato secondario, infatti, evidenzia come il nuovo Btp Valore dia un extra-rendimento di circa 27 punti base, con un trattamento particolarmente generoso nel primo biennio, dove si attesta su livelli di 35 punti base superiori al tasso fisso biennale.

Le modalità di sottoscrizione e i vantaggi fiscali per i risparmiatori

Dal punto di vista operativo, il collocamento avverrà alla pari, quindi con un prezzo di emissione fissato a 100, e con un taglio minimo di mille euro che rende l’investimento accessibile a un pubblico molto ampio. Le commissioni di sottoscrizione sono azzerate, e i risparmiatori potranno inoltrare i propri ordini attraverso i canali abituali: home banking, se abilitato alle funzioni di trading, oppure recandosi allo sportello della propria banca o dell’ufficio postale. Il codice ISIN da tenere d’occhio per il periodo di collocamento è IT0005696320, che identifica il titolo prima che inizi la negoziazione sul MOT, il mercato telematico di Borsa Italiana.

Sul fronte fiscale, il pacchetto di agevolazioni è quello ormai consueto e ben rodato per i titoli di Stato: tassazione al 12,5% su cedole e premio fedeltà, esenzione dalle imposte di successione e, non meno importante, l’esclusione dal calcolo dell’ISEE fino a un massimo di 50.000 euro investiti, un dettaglio che può fare la differenza per molte famiglie nella dichiarazione dei redditi futuri.

Un’analisi del rendimento reale e delle possibili alternative in circolazione

Al netto della tassazione agevolata, il rendimento annuo si attesta intorno al 2,68%, un dato che va contestualizzato nell’attuale scenario di inflazione attesa dalla Bce, che viaggia attorno al 2%. Questo significa che il guadagno reale, al netto del carovita, rischia di essere piuttosto contenuto, prossimo allo zero in alcuni scenari, anche se il titolo mantiene intatta la sua funzione di “ancora” di portafoglio grazie alla certezza del rimborso del capitale e alla prevedibilità dei flussi cedolari. Per chi, al contrario, fosse tentato da alternative più remunerative, si possono guardare i titoli di Stato di paesi considerati più periferici come la Romania, che offrono rendimenti superiori al 5%, ma con un profilo di rischio politico e di credito ben diverso da quello italiano.

Un’opzione più domestica, per chi non teme la volatilità e sa muoversi sul mercato secondario, potrebbe essere rappresentata dal Btp Valore emesso lo scorso ottobre, con scadenza a fine 2032 e tassi crescenti fino al 4%, che pur quotando sopra la pari offre un rendimento lordo simile, intorno al 3,09%, senza però il premio fedeltà aggiuntivo ma con cedole intermedie più elevate. La scelta, in sostanza, si gioca sulla preferenza per la sicurezza di un titolo nuovo emesso alla pari contro la possibilità di ottenere flussi cedolari più alti subito, accettando un prezzo di acquisto maggiorato e le relative implicazioni fiscali in caso di vendita prima della scadenza.

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