Monte Morrone, l'incendio si rinvigorisce. Bulldozer, Canadair ed Ericsson in campo per domare le fiamme
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Redazione Interno
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Continua a bruciare il Monte Morrone, o almeno ciò che ne resta nel versante nord-occidentale della montagna, quasi spellata dopo il vasto rogo rinvigoritosi ieri pomeriggio. I segni del passaggio del fuoco sono visibili da ogni angolo della Valle Peligna; la colonna di fumo minacciosa e immensa alle spalle di Roccacasale è l'urlo di un monte che continua a sanguinare, e il vento che si è alzato nella Gola di Tremonti non ha certo aiutato a contenere le fiamme, anzi le ha rese più aggressive e imprevedibili.
Il fronte del rogo e i mezzi in azione
Resta ancora ampio il fronte dell'incendio sul Morrone, dove dalla mattinata si stanno avvicendando numerosi mezzi nelle operazioni di spegnimento da terra e dall'alto, con un impiego massiccio di risorse per cercare di arginare un disastro che sta mettendo a dura prova l'intero sistema di protezione civile regionale.
Alle ore 17 risultano impegnati due Canadair, gli elicotteri Cochise e Drago, 21 volontari con sei mezzi della Protezione civile regionale e le squadre dei Vigili del fuoco, mentre il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha presieduto una riunione operativa nel Centro Operativo Comunale di Popoli Terme per coordinare le attività e fare il punto su una situazione definita critica.
L'arrivo dei rinforzi da Roma e il super apripista
Dopo le avarie che domenica avevano bloccato quattro dei sette velivoli in azione, il centro operativo aereo unificato, la sala di comando e controllo del Dipartimento di protezione civile nella Capitale, ha assegnato alla Regione in emergenza quattro Canadair e un Ericsson, mezzo efficace perché ha meno problemi di rifornimento e garantisce una maggiore autonomia operativa, consentendo di effettuare lanci più frequenti e mirati.
L'arrivo di questi rinforzi, insieme al ripristino dell'Ericsson che era rimasto fermo per un guasto e che ora è tornato operativo, rappresenta un potenziamento significativo delle capacità aeree, ma non è sufficiente senza un deciso intervento al suolo.
Da Roma è arrivato anche un super apripista, un New Holland D180, il più potente mezzo a disposizione dell'Esercito, trasportato da un tir e scortato dalla polizia stradale, che consentirà di sbloccare i sentieri montani dell'area interessata dall'incendio e realizzare fasce tagliafuoco da 10 a 30 metri per bloccare l'avanzata delle fiamme.
Le parole del presidente Marsilio e l'intervento dell'Esercito
"L'attacco aereo da solo è come buttare un bicchiere d'acqua su un camino, se non si interviene con decisione sul terreno", ha rimarcato Marsilio, spiegando che per questo sono stati attivati i reparti dell'Esercito, in particolare del Genio Militare, che con mezzi speciali stanno aprendo e allargando sentieri e viabilità, in un'operazione che richiede tempestività e coordinamento tra le diverse forze in campo.
Il presidente ha inoltre sottolineato come, nella stragrande maggioranza dei casi, ci si trovi di fronte a fenomeni dolosi, frutto dell'azione di piromani che agiscono quasi in maniera scientifica, oltre a isolati casi di disattenzione o eventi naturali, e ha ribadito la necessità di interventi immediati, con la direttiva chiara di "zero burocrazia, tutte le ruspe e i macchinari devono operare subito".
Le operazioni di spegnimento e i fronti aperti
Proseguono da diversi giorni le operazioni del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco per il contenimento e lo spegnimento di numerosi incendi di vegetazione in territorio abruzzese, con quattro fronti più caldi che sono attualmente in fase di spegnimento e che richiedono un impegno costante e prolungato.
Oltre al Monte Morrone, dove le operazioni sono particolarmente complesse a causa della conformazione impervia della montagna e delle forti correnti d'aria, restano sotto osservazione le zone di Bisegna, dove si è resa necessaria l'evacuazione precauzionale degli abitanti di alcune case, e altri comuni dell'Aquilano e del Chietino, con i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile che stanno organizzando presidi notturni per poter ricominciare la battaglia anche dal cielo all'alba.
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