Fico vince in Campania, ma il Movimento 5 Stelle arretra in una regione a macchia di leopardo
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Redazione Interno
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Roberto Fico e la coalizione di “campo largo” hanno conquistato la regione Campania con un margine di vittoria che, analizzando i dati ufficiali provenienti dalle 5.825 sezioni, si configura come una affermazione netta e indiscutibile. Il candidato del centrosinistra ha infatti raccolto 1.286.188 voti, una cifra che, corrispondendo al 60,63% dei consensi, lo ha posto in una posizione di netto vantaggio rispetto allo sfidante del centrodestra, Edmondo Cirielli, il quale si è fermato a 757.836 preferenze, attestandosi così al 35,72%. Un risultato, quello di Fico, che fornisce un nuovo slancio al centrosinistra a livello nazionale, al punto da spingere la destra a valutare un possibile cambio della legge elettorale, percependo nell’attuale meccanismo un rischio per le prossime consultazioni.
Il quadro nazionale e l'effetto ottico della "spallata"
Se da un lato la sinistra celebra il successo in Campania, è necessario inquadrare il panorama complessivo, il quale, al termine della finestra elettorale d'autunno, presenta un'Italia la cui cartina geografica appare in larga parte dipinta di blu. Il centrodestra, che gode di ottima salute come dimostrano ampiamente i voti raccolti, conferma infatti la sua guida in ben 13 regioni su 20, raddoppiando i consensi rispetto alle ultime Regionali e ribaltando completamente uno scenario che, solo nel 2015, vedeva il Pd amministrare 15 regioni. Questa fotografia, che nega la favola di una spallata generalizzata, rappresenta piuttosto un effetto ottico, evidenziando come il paese si mostri politicamente frammentato e con esiti variabili a seconda dei territori.
Il crollo pentastellato nonostante la vittoria del candidato
Il caso campano, tuttavia, riserva il risultato più clamoroso e paradossale di questa tornata, sintetizzabile nell’amara constatazione che “Fico ha vinto, mentre il Movimento 5 Stelle ha perso”. Nonostante il candidato governatore fosse espressione del mondo pentastellato, il partito che lo sosteneva ha visto infatti ridurre il proprio consenso in maniera drastica, subendo un calo di oltre il 70% e passando dal 34,7% delle Politiche a un modesto 9,2%. Un tracollo che si inserisce in un contesto di forte volatilità dell’elettorato, dove si stima che un votante su cinque abbia cambiato la propria scelta rispetto al passato, e che delinea una frattura evidente tra la figura del candidato, capace di attrarre consensi trasversali, e il destino del suo movimento di origine.
Le condizioni per una proposta politica competitiva
La vittoria di Fico, se da un lato sancisce il crollo del M5S in una delle sue roccaforti storiche, dimostra d’altro canto la fattibilità di una coalizione ampia, la quale, includendo una forte presenza riformista come il risultato del psi sembra indicare, può mettere in campo una proposta politica competitiva. Sono queste, in definitiva, le condizioni che il centrosinistra prova a costruire a livello nazionale, partendo proprio dall’esperienza campana, in un panorama politico dove la capacità di aggregare diventa l’elemento decisivo per ambire al governo del paese.




