Ue, Annunziata: dietro attacchi ibridi c'è Putin. Non riarmo ma difesa adeguata

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La spinta dell'Unione europea verso la preparazione bellica, gli attacchi ibridi che si moltiplicano nel continente e la crescita dei partiti estremisti sono tre facce della stessa fase storica. È la tesi offerta da Lucia Annunziata, eurodeputata dei Socialisti e Democratici eletta in quota Pd e membro sostituto della Commissione Sicurezza e difesa all'Eurocamera, intervenuta nella diretta Adnkronos "Lavori in Corso" presso il Parlamento europeo.

Nel corso del dibattito, a cui ha preso parte anche Salvatore De Meo di Forza Italia, l'eurodeputata ha respinto l'etichetta di riarmo applicata alle iniziative europee in materia di sicurezza, sostenendo che la questione sia un'altra.

"Ancora noi non abbiamo fatto capire, o forse noi non l'abbiamo capito bene, che qui non si tratta di riarmo, si tratta di difesa", osserva Annunziata. "E perché si tratta di difesa? Perché abbiamo poche armi? No, perché non abbiamo una difesa adeguata a quello che è diventata la guerra. Questo bisogna dirlo". L'eurodeputata precisa di non annoverarsi tra i guerrafondai, "però penso che se le cose cambiano bisogna cambiare con le cose e cercare di capirle, starci dentro".

I conflitti moderni, spiega, non impongono più la produzione di elementi massicci come carri armati, sottomarini e portaerei: la guerra "sarà un mix di cose leggere, soprattutto legate alle tecnologie", a partire da quelle che "tengono gli uomini fuori dalla prima linea". Gli esperti Nato, ricorda, prevedono conflitti tra satelliti di grandi nazioni, mentre sul terreno occorrerà "puntare sulla velocità e sugli snodi" cruciali, come le centrali elettriche.

"C'è un passaggio in cui fondamentalmente la guerra sarà più 'cattiva', perché con i droni si arriva a casa tua mentre pranzi", continua, osservando però che sarà anche più "pulita": il mondo dell'acciaio, che ha portato ai due conflitti mondiali, "di fatto è andato via. Non c'è più. Oggi c'è il mondo delle tecnologie".

Sul fronte degli attacchi ibridi che si moltiplicano in Europa, Annunziata si dice "personalmente convinta" che dietro vi siano Vladimir Putin e le sue ambizioni revisioniste di ricostruzione dell'impero russo. "C'è qualche cosa in queste operazioni che è molto putiniano", osserva, sottolineando che il presidente russo "è l'unico che effettivamente avrebbe interesse" a mantenere questo tipo di pressione sull'Europa. "Lui è una persona che ha un problema: deve vincere.

Tutta la sua capacità e la sua forza politica è nella sua vittoria, perché è un patto che ha fatto con la Russia: 'io vi riporterò al grande impero'", continua l'eurodeputata, ricordando che al momento il leader russo non sta vincendo per via della resistenza ucraina.

Il sospetto, spiega, è che Putin "stia mettendo alla prova la determinazione dell'Europa" e la sua capacità di reazione, al fine di testare la reattività dell'Articolo 5 della Nato, la clausola di difesa collettiva, "per vedere se noi abbiamo, alla fine, dopo tutte queste chiacchiere, la capacità effettivamente di scendere in guerra". In questo quadro, gli attacchi ibridi rappresentano "il modo più efficace per tenere in ballo tutti i nostri meccanismi di controllo", agendo al contempo a livello psicologico sulla popolazione europea attraverso il senso di insicurezza che generano.

Spostando l'analisi sul fronte politico interno, Annunziata individua nella deindustrializzazione il "vero problema in Europa" alla base della crescita di partiti estremisti e populisti: quella parola, come osserva, racconta tutto l'ultimo decennio. "L'Europa ha perso di colpo l'industria. La tecnologia ha deciso di non farla più, per lasciarla agli americani e far pagare solo comodamente le tasse a quelli della high-tech", prosegue. "Ci troviamo di fronte a una situazione in cui abbiamo perso la grande industria, e siamo ancora qui.

Credo che questo sia il punto: attualmente non c'è un motore industriale, né un pensiero sulla reindustrializzazione". Da qui la necessità, secondo l'eurodeputata, di sviluppare "un pensiero più strutturato, un'analisi più precisa e articolata", senza farsi bloccare dalle sconfitte politiche. "Nella politica si vince e si perde, la gestione del mondo è fragile come noi. Però bisogna prestare attenzione a fare analisi più accurate di quelle che facciamo".

Sul versante della difesa comune europea è intervenuto anche Salvatore De Meo, eurodeputato di Forza Italia e membro del Partito popolare europeo. L'Ue non dispone ancora degli strumenti per garantire la propria sicurezza, dalla difesa militare alla resilienza contro gli attacchi ibridi, mentre sul piano politico la crescita degli estremismi impone un cambio di passo.

Oggi l'Unione non può sviluppare una deterrenza almeno pari a quella della Nato "perché non abbiamo costruito nel corso di questi anni una politica di difesa comune intesa realmente", e "non semplicemente, come qualcuno intende far credere, come esercito comune", rileva De Meo. L'Unione, spiega, non dispone di una base industriale che permetta di approvvigionarsi in maniera autonoma e indipendente: "anche alla luce dei nuovi scenari imposti dalla presidenza americana, noi risultiamo particolarmente deboli".

L'obiettivo, precisa, non è creare un sistema alternativo alla Nato, ma rafforzare il pilastro europeo dell'Alleanza. Occorre "prendere atto di queste infinite provocazioni", cioè gli attacchi ibridi sempre più frequenti sul suolo europeo, "che altro non sono che un test" utilizzato dal presidente russo Vladimir Putin "o chi per lui" per verificare la capacità di reazione dell'Ue. De Meo rilancia una proposta concreta: estendere anche agli attacchi ibridi la clausola di difesa reciproca dell'Unione europea, l'Articolo 42.7 del Trattato Ue.

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