‘Cena di classe’, Francesco Mandelli: “Un atto d’amore verso l’adolescenza”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Torna al cinema, Francesco Mandelli, con un’opera che nelle sue intenzioni – almeno stando a quanto dichiarato all’Adnkronos – si configura come un vero e proprio atto d’amore nei confronti di quella fase della vita, l’adolescenza, che spesso il cinema italiano fatica a raccontare senza cadere nello stereotipo o nella retorica nostalgica. Il suo nuovo film, ‘Cena di classe’, in arrivo in sala dal 26 marzo distribuito da Medusa, si propone come un manifesto corale e irriverente, un affresco agrodolce che attraversa il variegato universo dei Millennials attraverso una notte – quella di una rimpatriata scolastica – destinata a deragliare ben presto in una sequenza di eventi fuori controllo.

L’idea, a prenderla per quello che è, nasce da un’operazione di travaso non scontata: trasformare una canzone – nello specifico l’omonimo successo dei Pinguini Tattici Nucleari – in una struttura narrativa cinematografica. Il merito dell’intuizione, spiega Mandelli, va ascritto ad Andrea Pisani e Roberto Lipari, quest’ultimo legato da una solida amicizia con Riccardo Zanotti, frontman del gruppo. Fu proprio loro a suggerire come in quel brano, con la sua capacità di condensare in poche strofe promesse giovanili e il loro altrettanto rapido consumarsi, ci fosse già inscritta la sceneggiatura di un lungometraggio. Il regista, dal canto suo, ha voluto mettere in chiaro un punto: la spinta a realizzare quest’opera non è la nostalgia fine a se stessa. Piuttosto, sembra muoverlo la volontà di restituire il profilo di una generazione, quella dei nati tra gli anni Ottanta e Novanta, che lui stesso definisce “ipernostalgica e disillusa”.

Una generazione ponte e i suoi fantasmi

Il nucleo narrativo di ‘Cena di classe’ parte da un espediente tanto grottesco quanto rivelatore: un gruppo di ex compagni di liceo si ritrova all’interno dell’edificio scolastico che li ha visti crescere, ma non per un semplice brindisi o per riallacciare vecchi legami. La loro è una ricerca, quasi notturna e ai limiti dell’assurdo, che coinvolge una bara e un messaggio in bottiglia. Un punto di partenza che, nelle parole degli stessi ideatori – Vitrano e Lipari –, si carica di un significato politico e sociale implicito: “Noi siamo una generazione ponte e in questo Paese i ponti crollano”. L’affermazione, al di là della sua carica polemica, fotografa una condizione esistenziale ben precisa, quella di chi si è trovato a vivere il passaggio tra il vecchio e il nuovo millennio, tra un’epoca di certezze (seppur apparenti) e l’attuale frammentazione identitaria.

In un contesto sociale, quello contemporaneo, dove le etichette anagrafiche – Boomers, Millennials, Gen Z – sembrano aver assunto il valore di categorizzazioni definitive per interpretare sentimenti, conflitti e aspirazioni, Mandelli inserisce una riflessione che procede in controtendenza. Il suo sguardo si posa su quella fetta di trentenni e quarantenni cresciuti “farciti di promesse non mantenute”, una condizione che il film esplora attraverso la chiave di una commedia corale. Non una semplice radiografia sociologica, ma la messa in scena di una notte in cui le promesse fatte a diciotto anni – quelle che, come recita il testo della canzone, “o durano un giorno o una vita intera” – vengono riesumate per essere messe nuovamente alla prova.

Dalla canzone alla scena: l’alchimia di un’operazione culturale

Il percorso che ha portato ‘Cena di classe’ sul grande schermo è emblematico di un modo nuovo, in Italia, di concepire il prodotto culturale. Il cortocircuito tra musica e cinema, in questo caso, non si limita alla semplice colonna sonora o all’adattamento di un testo, ma tenta di estrarre un intero immaginario da una canzone che, a detta dei produttori, conteneva già “un film dentro”. È proprio Pisani e Lipari a fare da collante in questa operazione, fungendo da ponte tra il mondo della produzione cinematografica e la creatività di Zanotti, che con i suoi Pinguini Tattici Nucleari ha saputo intercettare il polso di una generazione.

Mandelli, che si muove tra i due mondi con la disinvoltura di chi conosce bene la macchina dello spettacolo, sottolinea come l’obiettivo non fosse celebrare il passato, ma restituirne la complessità. La scuola, in questo senso, diventa il palcoscenico ideale: un luogo fisico che è anche un non-luogo temporale, un contenitore di memorie che si deformano e si scontrano con la realtà presente. La “cena di classe”, nell’accezione che ne dà il regista, diventa così il pretesto per esplorare il modo in cui una generazione intera elabora il proprio rapporto con il tempo che passa, con le aspettative disattese e con quella sottile linea di confine che separa la commedia dal dramma.

Un cast corale e il respiro di una notte fuori controllo

L’impostazione corale del film, del resto, è funzionale a raccontare le diverse sfumature di una stessa condizione generazionale, senza ridurla a un unico punto di vista. Ogni ex compagno, nel suo peregrinare tra le aule buie e i ricordi che affiorano, porta con sé un pezzo di quella “disillusione” che Mandelli identifica come tratto distintivo dei Millennials. La commedia irriverente, promessa dal regista, non cela quindi la sostanza agrodolce del racconto: l’ironia, in questo contesto, diventa l’arma per affrontare un disagio altrimenti muto, un modo per nominare l’assenza di prospettive senza scadere nel piagnisteo.

La scelta di ambientare gran parte della vicenda all’interno di un istituto scolastico, inoltre, amplifica la sensazione di sospensione temporale. I protagonisti, adulti alle prese con le loro vite spesso incompiute, si muovono in uno spazio che appartiene al loro passato, cercando risposte in una bara e in un messaggio in bottiglia – oggetti, questi, che nella loro concretezza assurda rappresentano il tentativo di dare una forma fisica a promesse volatili. È in questo contrasto tra il rigore architettonico dell’edificio (simbolo dell’educazione e della linearità del percorso di vita) e il caos notturno degli eventi che si gioca la partita più interessante del film, raccontando senza filtri la difficoltà di conciliare le aspettative costruite in gioventù con le realtà spesso deludenti dell’età adulta.

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