Cena di classe, la commedia corale di Francesco Mandelli tra nostalgia generazionale e notti fuori controllo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è una generazione, quella che oggi si ritrova a fare i conti con la trentina o poco più, che per anni è stata definita “ponte”: sospesa tra un’analogia che non le appartiene più del tutto e un digitale che spesso l’ha fatta sentire inadeguata. Ed è proprio a questa fascia di spettatori – ma anche a chiunque abbia mai ripensato a un diciassette anni fa chiedendosi dove sia finito quel “per sempre” promesso in un sabato sera – che si rivolge Cena di classe, il nuovo film di Francesco Mandelli. L’opera, la cui uscita nelle sale è fissata per il 26 marzo con la distribuzione di Medusa Film, nasce da un’operazione di traslitterazione piuttosto rara nel panorama cinematografico italiano: portare sul grande schermo l’atmosfera agrodolce di una canzone, trasformandola in un affresco corale senza tradirne lo spirito originario.
Il punto di partenza, com’è noto, è l’omonimo brano dei Pinguini Tattici Nucleari, contenuto nell’album Fake News del 2022 e capace di conquistarsi nel tempo lo status di vero e proprio manifesto generazionale, forte delle cinque certificazioni di platino ottenute. Quella canzone parlava di promesse effimere, di ricordi che pesano quanto macigni e di una giovinezza consumata in attesa. Mandelli – che firma la regia dopo le esperienze con I soliti idioti – ha scelto di non limitarsi a una trasposizione letterale, costruendo invece una struttura narrativa che funge da contenitore per quelle stesse emozioni: il racconto di un gruppo di ex compagni di liceo che si ritrova diciassette anni dopo il diploma in circostanze drammatiche, ovvero per il funerale di un amico. E come spesso accade in queste rimpatriate, tra l’imbarazzo iniziale e la voglia di recuperare il tempo perduto, la cena si trasforma in una notte senza freni, fatta di eccessi, confessioni notturne e un’incursione nella vecchia scuola che sa tanto di tentativo estremo di rivivere la magia di un’età che non tornerà più.
L’operazione di scrittura, che ha visto Mandelli affiancato da Roberto Lipari, Andrea Pisani, Tiziana Martini e Ignazio Rosato, si è rivelata cruciale per gestire un cast di nove attori costantemente in scena. La sfida, in una commedia corale di questo tipo, è evitare che qualcuno resti sullo sfondo; qui invece, come evidenziano le prime reazioni della critica, il regista riesce a dare respiro a ogni personaggio. Nel gruppo troviamo nomi noti del panorama comico e drammatico italiano: oltre allo stesso Mandelli, ci sono Beatrice Arnera, Herbert Ballerina, Giovanni Esposito – che interpreta il bidello della scuola, figura quasi simbolica di quel confine tra mondo adulto e memoria adolescenziale – Roberto Lipari, Nicola Nocella, Francesco Russo, Giulia Vecchio, Annandrea Vitrano e Andrea Pisani. Un cast, quest’ultimo, che porta con sé anche una curiosità extradiegetica: i due ex coniugi Pisani e Arnera, la cui separazione è stata resa pubblica sui social nell’agosto scorso, si ritrovano a condividere lo stesso set in una commedia che parla proprio di come il tempo passato modifichi i legami.
A impreziosire l’operazione, poi, c’è un lavoro di ricostruzione ambientale che punta su dettagli riconoscibili per chi è cresciuto a cavallo tra i due millenni. La regia di Mandelli si diverte a disseminare il racconto di omaggi alla cultura pop, citazioni musicali e riferimenti videoludici (qualcuno ha già notato un richiamo a PES 2008), creando un linguaggio comune che non scade mai nella semplice nostalgia fine a se stessa. Il tutto mentre la macchina da presa segue i protagonisti in una deriva notturna tra segreti svelati e conti in sospeso, sullo sfondo di una Milano che fa da contraltare urbano a un’interiorità collettiva spesso frammentata. Il trailer, pubblicato a metà febbraio, ha già dato il tono dell’operazione: un provino surreale in cui Mandelli e il cast interagiscono con una pecora, sottolineando quel carattere irriverente e imprevedibile che promette di accompagnare la visione.
Un viaggio tra passato e presente che guarda ai millennial senza retorica
La forza di Cena di classe, secondo quanto emerge dalle prime analisi, risiede nella capacità di parlare alla propria generazione senza mai crogiolarsi in un compiacimento vittimistico né, al contrario, indulgere in quella retorica spicciola del “volere è potere” che spesso affligge le narrazioni sulla crescita. Il film sceglie la strada dell’onestà: mostrare vite vissute, a tratti sprecate, segnate da aspettative puntualmente disattese e da quella sensazione di essere rimasti indietro mentre il mondo correva. L’elemento che fa scattare la scintilla narrativa è proprio la morte di un amico, Pozzi, descritto come un “visionario” la cui assenza costringe il gruppo a interrogarsi su cosa sia diventato ciascuno di loro. Ed è forse questo il cuore più autentico del progetto: utilizzare la commedia – con le sue venature amare e il suo ritmo esplosivo – per ristrutturare l’identità di chi, guardandosi indietro, non sempre riconosce il percorso fatto.
La produzione, affidata a Roadmovie in associazione con Medusa Film, ha curato ogni aspetto della promozione, incluso il videoclip ufficiale del brano che ha ispirato l’intero progetto. In questo video, le immagini del film si alternano all’esibizione live della band, creando un cortocircuito visivo tra la finzione cinematografica e l’energia musicale che ne ha dato origine. Una scelta che contribuisce a consolidare quel ponte tra media diversi – la canzone, il film, il video – e che amplifica il messaggio di fondo: i ricordi non sono solo qualcosa da custodire passivamente, ma possono diventare materia viva con cui fare i conti per ricostruire il proprio presente.




