Nuovi controlli biometrici negli aeroporti Ue, code fino a tre ore per i viaggiatori extracomunitari
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Redazione Esteri
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L’implementazione graduale dell’Entry/Exit System, il nuovo sistema di ingressi e uscite dell’area Schengen avviato lo scorso ottobre, sta trasformando in un calvario il transito per numerosi scali europei. I viaggiatori esenti da visto, provenienti da Paesi come il Regno Unito o gli Stati Uniti — i quali, fino a pochi mesi fa, potevano varcare il confine con la semplice scansione del passaporto — si trovano ora obbligati a registrare dati biometrici, come le impronte digitali e una fotografia, presso appositi chioschi prima di accedere ai controlli di frontiera. Questa procedura, necessaria per creare un registro digitale degli ingressi dei cittadini di Stati terzi, sta producendo ingorghi imprevisti e di notevole entità, con file che si snodano per centinaia di metri all’interno dei terminal. Molti passeggeri, colti di sorpresa dalla novità e dall’assenza di personale dedicato a guidarli, hanno già perso voli in partenza, un fatto che solleva interrogativi sull’efficacia della fase di transizione e sull’adeguatezza delle infrastrutture predisposte.
La denuncia degli aeroporti e le richieste a Bruxelles
A lanciare un grido d’allarme ufficiale è stata Aci Europe, l’associazione che rappresenta i gestori aeroportuali del continente, la quale ha segnalato attese anche di tre ore ai varchi di frontiera. L’organizzazione, evidenziando come il disagio sia particolarmente acuto per i cittadini extraeuropei, ha pertanto sollecitato con urgenza un intervento coordinato della Commissione europea e dei governi nazionali, chiedendo di “far fronte ai gravi problemi operativi” emersi dall’entrata in vigore del sistema. Le criticità, del resto, non si limitano alla mera gestione delle code: la protesta sindacale dei professionisti della polizia all’aeroporto di Lisbona, svoltasi nelle prime ore del mattino, ha ulteriormente complicato lo scenario operativo, dimostrando come le tensioni sul fronte del personale addetto ai controlli possano intersecarsi con le nuove difficoltà procedurali, acuendone gli effetti.
Proteste del personale e rischi di paralisi
L’azione di protesta organizzata all’aeroporto portoghese dall’Associazione dei professionisti della polizia, infatti, aveva come obiettivo dichiarato quello di criticare l’esecutivo per il mancato rispetto di un accordo sottoscritto l’anno precedente, una circostanza che aveva già portato il sindacato ad abbandonare il tavolo negoziale. Sebbene l’assemblea si sia concentrata sulle questioni contrattuali, il suo svolgersi fisicamente presso la Squadra di Controllo delle Frontiere ha inevitabilmente influito sulle già critiche operazioni di sorveglianza, introducendo un ulteriore elemento di potenziale disservizio in un contesto già fragile. Questi episodi, considerati nel loro insieme, dipingono un quadro di avvio tutt’altro che lineare per l’EES, un sistema che — nelle intenzioni dei legislatori — avrebbe dovuto rafforzare la sicurezza dei confini esterni dell’Unione attraverso un monitoraggio più accurato dei movimenti.
Le implicazioni per i viaggiatori e le coperture assicurative
Dinamiche di questo genere pongono una questione pratica di non poco conto per coloro che si apprestano a viaggiare: le polizze assicurative tradizionali, infatti, raramente coprono i danni derivanti da ritardi causati da procedure doganali o di immigrazione. Alcuni viaggiatori, quindi, si stanno interrogando sulla possibilità di ricorrere a specifiche clausole o a prodotti complementari che includano una protezione per simili evenienze, mentre le compagnie aeree — alle prese con riorganizzazioni degli imbarghi e richieste di rimborso — devono far fronte a reclami crescenti. La situazione, di per sé fluida, è destinata a evolversi nei prossimi mesi, quando l’estensione completa del sistema potrebbe, secondo alcune previsioni, triplicare i tempi di attesa attuali, a meno che non vengano implementate correttive strutturali in tempi brevi.




