Crans-Montana, i pm di Roma in trasferta a Sion per la strage del Constellation: nel video la porta di sicurezza chiusa con il chiavistello

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si svolge oggi e domani, nella sede del ministero pubblico di Sion, nel Canton Vallese, la missione dei pubblici ministeri della procura di Roma incaricati dell’inchiesta sulla strage di Capodanno avvenuta al bar discoteca “Le Constellation” di Crans-Montana. I magistrati italiani – che ipotizzano per la tragedia i reati di disastro colposo e omicidio colposo – sono sul posto per selezionare gli atti dell’indagine svizzera utili al procedimento avviato a piazzale Clodio, dando così concretezza a quel percorso di “cooperazione rafforzata” definito lo scorso 19 febbraio a Berna, durante un vertice che aveva visto riuniti il procuratore capo della Repubblica di Roma Francesco Lo Voi e la procuratrice generale del Vallese Béatrice Pilloud.

L’iniziativa di queste ore rappresenta il primo passo operativo dopo l’incontro presso l’Ufficio federale di giustizia, dove la procuratrice Pilloud aveva già formalizzato la disponibilità a rispondere favorevolmente alla richiesta di assistenza giudiziaria inoltrata dall’Italia il 30 gennaio scorso. Una collaborazione, questa, che procede parallelamente all’attività degli inquirenti elvetici, i quali continuano a lavorare su un dossier che conta ormai oltre tremilacinquecento pagine e che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di nove persone, tra cui figurano i proprietari del locale, Jacques e Jessica Moretti, il sindaco di Crans-Montana Nicolas Féraud, l’attuale responsabile comunale della sicurezza Christophe Balet e il suo predecessore Ken Jacquemoud.

Il video dei 31 secondi e l’enigma della porta blindata

Un elemento cruciale, emerso dalle analisi della polizia cantonale del Vallese, riguarda le immagini registrate dalle telecamere interne al locale la notte del rogo. Gli investigatori hanno visionato un filmato della durata di trentun secondi, dal quale si evince che una delle porte di sicurezza posta al piano terreno – una delle possibili vie di fuga dal seminterrato dove è divampato l’incendio – sarebbe stata sbarrata con un chiavistello meno di un minuto prima che le fiamme si sviluppassero accidentalmente. Nel video si vede un uomo entrare dalla porta in questione, che viene poi chiusa e bloccata da un dipendente che armeggia con il meccanismo di chiusura; pochi istanti dopo, sempre secondo la ricostruzione, venivano accese le candele pirotecniche legate alle bottiglie di champagne, il cui fuoco ha avvolto il controsoffitto rivestito di schiuma fonoassorbente altamente infiammabile.

La circostanza del blocco dell’uscita di sicurezza rappresenta uno dei nodi centrali su cui si concentrano gli accertamenti, anche in considerazione delle dichiarazioni contrastanti raccolte dagli inquirenti. Jessica Moretti, difronte ai magistrati di Sion, ha sostenuto che quella porta era utilizzata abitualmente dai dipendenti e che non veniva mai chiusa, ricevendo peraltro una conferma in tal senso dal marito Jacques. A smentire questa versione, tuttavia, è arrivata la testimonianza di Predrag Jankovic, il buttafuori in servizio quella notte – rimasto ferito nell’incendio – il quale ha riferito di aver sentito la stessa Jessica Moretti, mentre si trovava con i suoi collaboratori, dare precise disposizioni affinché le porte rimanessero chiuse per evitare ingressi non autorizzati.

Le contraddizioni e l’attività degli inquirenti elvetici

Proprio mentre i magistrati romani iniziano la loro ricognizione degli atti a Sion, l’inchiesta svizzera procede con un’intensa attività di audizioni. È in programma per oggi l’interrogatorio di una testimone chiave, Rozerin Ozkaytan, la giovane fotografa che lavorava all’interno del Constellation e che è sopravvissuta al rogo dopo essere rimasta in coma per diverse settimane. Nelle prossime settimane, a partire dal 7 aprile, gli inquirenti sentiranò anche i cinque amministratori comunali finiti nel mirino, incluso il primo cittadino Nicolas Féraud, per approfondire le responsabilità legate alla mancata attività di controllo sul locale.

Le omissioni nella sfera dei controlli pubblici sono emerse con chiarezza già nelle scorse settimane: lo stesso sindaco aveva ammesso che, a partire dal 2019, non erano stati effettuati sopralluoghi di sicurezza all’interno del “Le Constellation”, un vuoto ispettivo che aveva riguardato anche altri esercizi della località. La procura di Sion ha già respinto la richiesta del municipio di Crans-Montana di costituirsi parte civile nel procedimento, un segnale che gli inquirenti intendono mantenere un focus ampio sulle eventuali negligenze istituzionali, mentre gli accertamenti tecnici proseguono anche alla luce delle dichiarazioni rese dal personale di sicurezza, secondo cui la proprietà avrebbe insistito per tenere sigillate le uscite secondarie.

La “cooperazione rafforzata” tra Roma e Berna

La trasferta dei pm romani, coordinati dal sostituto procuratore Stefano Opilio insieme ai funzionari della squadra mobile e dei vigili del fuoco, si inserisce in un quadro di cooperazione giudiziaria che l’Italia ha cercato di intensificare dopo la tragedia in cui persero la vita quarantuno persone, tra cui sei giovani italiani. Nonostante le iniziali tensioni diplomatiche, che avevano portato al temporaneo richiamo dell’ambasciatore italiano a Berna, l’incontro di febbraio ha sbloccato le procedure, consentendo ai magistrati di piazzale Clodio di accedere agli atti selezionati dall’autorità elvetica.

La missione in corso prevede che gli investigatori italiani possano visionare la documentazione raccolta finora dalla polizia cantonale e dalla procura di Sion, scegliendo i fascicoli da acquisire per il procedimento incardinato a Roma. Si tratta di un meccanismo complesso, disciplinato dal codice di procedura penale svizzero, che permette ai legali degli indagati di opporsi alla condivisione di alcuni atti, rendendo necessaria un’attenta opera di selezione per garantire che le prove possano essere utilizzate efficacemente anche in Italia. In quest’ottica, la stretta collaborazione tra gli uffici giudiziari dei due Paesi – con i magistrati di Sion che hanno garantito piena disponibilità – rappresenta il terreno su cui si gioca la possibilità di ricostruire in modo esaustivo la dinamica di quella notte, dove una serie di concause, dalle mancate verifiche agli allarmi ignorati fino al blocco delle vie di fuga, hanno reso mortale un incendio sviluppatosi in pochi istanti.

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