Tajani conferma: "Nessun soldato italiano in Ucraina, solo addestramento fuori dai confini"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il governo Meloni, dopo un vertice ristretto a Palazzo Chigi cui hanno preso parte i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani insieme al ministro della Difesa Guido Crosetto, ha ribadito in modo netto la propria posizione: nessun militare italiano sarà inviato in Ucraina per operazioni sul campo fino al termine del conflitto. La riunione, convocata dalla premier per fare il punto sulla situazione dopo i suoi recenti colloqui alla Casa Bianca, ha avuto come esito principale il chiarimento di una linea che esclude categoricamente l’impiego di truppe in un teatro di guerra ancora attivo.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, nel corso di una conferenza stampa, ha specificato che persino l’ipotesi di inviare sminatori, da lui stesso precedentemente evocata, non è al momento “all’ordine del giorno”. “Fino a quando non finisce la guerra non succede nulla”, ha dichiarato con pragmatismo, sottolineando come “nessuna decisione è stata presa” su questo fronte e che qualsiasi eventuale missione di questo tipo rimane un’idea del tutto futuribile e condizionata alla cessazione delle ostilità.

L’unico spazio d’azione contemplato dall’esecutivo, che si allinea alla strategia della Nato senza aderire a iniziative unilaterali di altri partner, riguarda esclusivamente attività di monitoraggio e programmi di addestramento delle forze ucraine, da condursi rigorosamente al di fuori del territorio ucraino. Una posizione che mira a conciliare il sostegno a Kiev, considerato un dovere alla luce dell’aggressione subita, con la prudenza dettata dagli interessi nazionali e dai rischi di un’escalation.

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