Addio al rame, cresce la copertura Ftth ma l'adozione resta un nodo per l'Italia
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Redazione Economia
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Il panorama della connettività italiana, come certificano i più recenti dati dell’Osservatorio Agcom elaborati da Segugio.it, sta vivendo una fase di trasformazione strutturale che non ha precedenti per velocità e portata. Le tecnologie basate sul rame, che per decenni hanno rappresentato l'ossatura delle telecomunicazioni nel paese, arretrano in maniera inesorabile cedendo il passo alla fibra ottica integrale (Ftth) e ai collegamenti wireless fissi (Fwa). Una dinamica, questa, che vede le connessioni Adsl e Fttc collezionare una perdita secca di 25,2 punti percentuali di quota di mercato dal 2021 a oggi, con la sola Adsl ridotta ormai a rappresentare appena l'11,8% del totale degli accessi -1. Lo switch-off del rame, lungi dall'essere un evento futuribile, è dunque una realtà già in atto, accelerata anche dalle direttive europee che ne impongono la progressiva dismissione, sebbene la scadenza ultima per lo spegnimento definitivo delle centrali in rame sia stata fissata al 2035 dal Digital Networks Act -3.
A fronte di un'infrastruttura nazionale che oggi può vantare una copertura Ftth pari al 77,19% delle famiglie italiane, emerge con chiarezza quello che gli analisti definiscono il "paradosso della digitalizzazione" -1-4. La quota di mercato effettiva della fibra ottica pura, nonostante gli investimenti imponenti e i target del Pnrr, si attesta infatti al 32,9%, un dato che evidenzia uno scollamento profondo tra la disponibilità della rete e la sua concreta attivazione da parte degli utenti finali -1. Meno di un terzo degli operatori, il 28% per la precisione, include oggi un’offerta Adsl nei propri listini, segnale inequivocabile di un mercato che ha già virato altrove, ma la risposta dei consumatori, di fatto, non segue ancora il passo di questa transizione forzata -1.
Il paradosso della copertura e i vantaggi economici delle nuove tecnologie
Le ragioni di questo scollamento, secondo l’analisi condotta dall’Osservatorio di Segugio.it, andrebbero ricercate in una combinazione di fattori che poco hanno a che fare con i costi. Da un lato, emerge una scarsa consapevolezza da parte dei cittadini, i quali spesso ignorano che la propria abitazione sia ormai raggiunta dalla fibra ottica pura; dall’altro, non si possono escludere criticità di natura tecnico-amministrativa a livello locale che ritardano la commercializzazione effettiva del servizio laddove l’infrastruttura fisica è già stata posata. Eppure, i numeri smentiscono qualsiasi reticenza legata al prezzo: la spesa media nel primo anno di attivazione per una linea Ftth è di 26,49 euro mensili, cifra inferiore ai 27,46 euro richiesti per una FtTC e addirittura ai 29,06 euro di una vecchia Adsl. Le soluzioni Fwa, spesso l’unica alternativa nei comuni più piccoli o nelle aree a minore densità abitativa dove la fibra non è ancora giunta, risultano addirittura più convenienti, con una media di 25,17 euro al mese.
Il dato forse più rilevante, in termini di convenienza per il portafoglio degli italiani, riguarda il risparmio potenziale per chi decide di abbandonare le vecchie tecnologie. L’indagine quantifica in 46,68 euro il risparmio medio nel primo anno per chi migra da una connessione Adsl a una Fwa, beneficiando peraltro di un servizio oggettivamente più performante e reattivo -1. Uno scenario, questo, che rende ancora più stridente il contrasto con il tasso di adozione della fibra, fermo sotto la soglia del 33% nonostante la crescente mole di dati consumati quotidianamente e la necessità, per famiglie e imprese, di disporre di connessioni stabili e a bassa latenza -2. Il recupero degli investimenti pubblici e privati, a questo punto, passa necessariamente da un’accelerazione della domanda, un passaggio culturale prima ancora che tecnologico che appare quanto mai necessario per allineare l’Italia agli standard dei partner europei.




