“Iacopo aveva il cuore lacerato, così lo abbiamo salvato”: il chirurgo di Prato e il miracolo della rianimazione
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Redazione Interno
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C’è un momento, nella pratica chirurgica, in cui il confine tra la vita e la morte diventa una questione di secondi e di millimetri. Ne è convinto Stefano Cantafio, direttore di chirurgia generale all’ospedale Santo Stefano di Prato, che sabato sera ha dovuto operare una ferita che pochi, anche tra i professionisti più esperti, si sentono di affrontare. Lui e la sua equipe hanno ricevuto in sala operatoria Iacopo Cerbai, il ventitreenne di Vaiano trasportato d’urgenza dopo essere stato accoltellato in piazza Mercatale, e lo hanno fatto mentre il cuore del ragazzo – letteralmente – smetteva di battere per la lacerazione provocata da una lama sottile, un coltellino da formaggio lungo appena sei centimetri.
“Il ragazzo è arrivato in arresto cardiaco – ha spiegato Cantafio ai giornalisti fuori dall’ospedale, affiancato dall’assessora regionale Cristina Manetti, che ha poi diffuso il video della dichiarazione – ed è stato stabilizzato dal punto di vista emodinamico”. La dichiarazione, asciutta e tecnica, rivela la tensione di quei minuti in cui l’équipe ha dovuto “alzare l’asticella” rispetto alla routine quotidiana. Il giovane, che lavorava come cameriere e cuoco al ristorante “Casa Targi”, era stato raggiunto da un solo fendente, ma sufficiente a perforare un ventricolo. “Abbiamo suturato un cuore lacerato – ha aggiunto il medico – dopodiché lo abbiamo stabilizzato e poi mandato in rianimazione a Careggi”. La prognosi, al momento, resta riservata; le condizioni, sebbene definite “molto gravi”, segnano un miglioramento rispetto all’arresto cardiaco che ha accompagnato il suo arrivo al pronto soccorso.
La dinamica dell’aggressione e la difesa della collega
La ricostruzione fornita dalle immagini di videosorveglianza ha chiarito i contorni di quella notte, restituendo una dinamica che non lascia spazio ad ambiguità. Iacopo aveva appena finito il turno di lavoro insieme alla titolare del locale, una donna di 34 anni, e al compagno di lei, quando sono stati avvicinati da due individui. Secondo quanto appurato dagli inquirenti, si trattava di un italiano di 16 anni e di un cittadino honduregno di 26 (inizialmente era circolata l’età di 23 anni per il secondo, ma i successivi aggiornamenti hanno fissato l’età corretta). I due hanno chiesto denaro, palpeggiando la donna e tentando di mettere a segno una rapina: mentre il più grande simulava di avere una pistola (nascondendola forse in un cellulare), il minore ha estratto il coltellino. È in quel frangente che Cerbai è intervenuto per difendere la collega, scatenando una colluttazione violenta in cui il sedicenne lo ha colpito al petto. Le telecamere mostrano il ventitreenne che crolla a terra all’istante, mentre i due aggressori si danno alla fuga, trovando rifugio in un bar a poche centinaia di metri di distanza, dove si sono vantati con altri clienti dell’accaduto.
L’intervento della polizia e la trappola delle vanterieL’udienza e la doppia giustizia (ordinaria e minorile)
Il sistema giudiziario si trova ora a dover gestire un caso che procede su due binari paralleli ma distinti. Il sedicenne, italiano, comparirà domani mattina alle 9.15 dinanzi al tribunale dei minori di Firenze per l’udienza di convalida dell’arresto. La sua posizione, data l’età, richiede parametri valutativi diversi rispetto a quelli del suo complice, il cui iter giudiziario segue invece il circuito ordinario. Per entrambi, al momento, i fascicoli della procura di Prato (coordinati per la parte minorile dalla procura di Firenze) ipotizzano un quadro accusatorio pesante, ma naturalmente ogni responsabilità dovrà essere accertata nel contraddittorio delle parti. Intanto, il giovane Iacopo Cerbai rimane ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Careggi: stabile, vigile e, secondo i medici, privo di danni neurologici nonostante la gravità dell’emergenza emorragica che ha rischiato di spezzargli la vita.




