L’inchiesta escort e la difesa della coppia: “Solo serate mondane, niente prostituzione”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Milano. Quattro ore di interrogatorio, un muro di fronte alle contestazioni e una linea difensiva che non ammette incrinature. Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, la coppia di titolari della Ma.De finita agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sul presunto giro di escort per calciatori e personaggi facoltosi, hanno risposto punto su punto alla gip Chiara Valori, respingendo al mittente ogni accusa di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. La loro verità, come riportata dal legale Marco Martini, è radicalmente opposta a quella della procura: niente festini a pagamento, niente organizzazione di prestazioni sessuali, ma unicamente la gestione di eventi mondani, seppur di lusso, in locali vip del capoluogo lombardo.

A sostegno di questa tesi, la difesa ha cercato di ridimensionare la portata delle operazioni investigative, sottolineando l’estrazione professionale dei due indagati – lei laureata in economia, lui geometra – e la natura di un business che, a loro dire, si muoveva esclusivamente nell’orbita dell’effimero, dove una cliente non ha alcun problema a spendere somme considerevoli per una bottiglia di vino. Il concetto, espresso con una certa ironia dall’avvocato Martini, è che ciò che per l’accusa è illecito, per i suoi assistiti era semplicemente la normalità di un target altospendente. L’avvocato ha inoltre annunciato l’intenzione di impugnare sia la misura cautelare che il conseguente sequestro preventivo da oltre un milione di euro, rigettando con decisione l’ipotesi che parte dei proventi siano stati nascosti all’estero.

La strategia dell’avvocato e l’accusa di accanimento mediatico

Se da un lato la coppia ha parlato, fornendo quelle che il difensore ha definito “spiegazioni tecniche molto precise”, dall’altro l’atteggiamento dello stesso legale è stato particolarmente duro nei confronti della narrazione pubblica della vicenda. Martini ha parlato apertamente di “accanimento mediatico”, suggerendo che l’attenzione dei riflettori – amplificata dalla presenza di calciatori di Serie A tra i presunti clienti – abbia finito per distruggere la reputazione e la vita di due persone prima ancora che si arrivasse a una sentenza.

In una sorta di affondo ironico che ha caratterizzato la sua arringa “esterna” all’aula, il legale ha citato personaggi dello spettacolo per stigmatizzare quella che considera una rappresentazione distorta e sensazionalistica dei fatti. “Vengono dipinti come sfruttatori di povere donne” ha dichiarato, specificando però che, secondo la difesa, i due non avevano la gestione diretta del personale dipendente, il quale sarebbe stato retribuito da altre società terze, distaccando ulteriormente l’operato della Ma.De dalle contestazioni relative all’illecito.

Il muro di gomma dei collaboratori e le tracce finanziarie

A differenza dei titolari, gli altri due indagati, ovvero Alessio Salamone e Luz Luan Amilton Fraga, hanno scelto la strada del silenzio. Davanti alla stessa gip, i due collaboratori – ritenuti dagli inquirenti i “partecipi” dell’associazione con il compito di gestire i contatti con i calciatori e la logistica delle ragazze – si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, interrompendo di fatto il flusso di informazioni che avrebbe potuto corroborare o meno la versione fornita da Buttini e Ronchi. Il segnale di chiusura emerso dal loro interrogatorio rappresenta un elemento processuale significativo, che lascia il compito di ricostruire il mosaico completo esclusivamente agli accertamenti della Guardia di Finanza e alle dichiarazioni già acquisite.

Restano, sul piatto della bilancia investigativa, i dati finanziari e i messaggi che costituiscono il cuore dell’indagine della procura. La ricostruzione ufficiale, supportata dalle intercettazioni e dai movimenti bancari analizzati dal Nucleo di polizia economico-finanziaria, parla di un giro d’affari da 1,2 milioni di euro in meno di due anni, frutto di “pacchetti” che includevano consumazioni in discoteche, l’uso di gas esilarante (la cosiddetta “droga della risata”) e, soprattutto, compagnia femminile per l’intera notte, anche in hotel di lusso. Mentre i calciatori coinvolti godono dello status di persone informate sui fatti o semplici testimoni – non essendo penalmente rilevante la loro posizione di clienti – la procura guidata dalla aggiunta Bruna Albertini continua a cercare conferme sull’esistenza di un sistema ben oliato di reclutamento e gestione delle prestazioni.

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