L’inchiesta escort, Buttini e Ronchi si difendono: «Nessun giro, solo serate mondane»
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Redazione Sport
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L’avvocato Marco Martini, al termine di un interrogatorio di garanzia durato quasi tre ore – svoltosi davanti alla gip Chiara Valori –, ha riassunto così la linea difensiva dei suoi assistiti: «Nessun giro di prostituzione, ma semplici serate mondane». Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, la coppia finita agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta milanese che ha lambito alcuni calciatori di Serie A (nessuno dei quali risulta indagato), hanno respinto al mittente ogni accusa legata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione. I due, titolari dell’agenzia Ma.De Milano, avrebbero secondo l’accusa organizzato un sistema di incontri a pagamento tra escort e clienti facoltosi, ma loro negano con decisione. «Hanno dato spiegazioni di tipo tecnico, sono stati francamente molto precisi», ha aggiunto il legale, sottolineando come gli indagati abbiano cercato di restituire contorni di normale socialità a quanto la procura considera, invece, una vera e propria attività illecita.
La strategia difensiva: eventi, non prestazioni a pagamento
La coppia, che gestiva eventi nei locali più esclusivi della movida milanese, non contesta l’organizzazione di serate riservate a una clientela abbiente. Ciò che Buttini e Ronchi rigettano con forza è l’esistenza di un qualsiasi meccanismo di sfruttamento: «Hanno realizzato certamente qualcosa di particolare – ha ammesso Martini –, per un mondo dell’effimero». Nessuna donna sarebbe stata costretta a prestazioni sessuali, né vi sarebbe stato un vero e proprio "giro" controllato dai due indagati. La difesa insiste sul carattere mondano degli appuntamenti, definendoli lontani anni luce da una logica di associazione per delinquere. «È stata distrutta la vita di due persone», ha dichiarato l’avvocato, riferendosi all’impatto mediatico e giudiziario che ha travolto i suoi assistiti.
Il caso Bizzarri e il riferimento laterale ai calciatori
All’inchiesta, come detto, sono stati accostati alcuni nomi del calcio professionistico, sebbene nessun atleta risulti formalmente indagato. Tuttavia, la sola associazione tra il presunto giro di escort e i campioni di Serie A ha acceso i riflettori dei media. Luca Bizzarri, noto comico e attore, ha scelto di commentare la vicenda sui social con una riflessione tagliente: «Ci sono tanti lavori e io li farei tutti senza vergognarmi – ha scritto –. È un’ipotesi eh, li farei. Ma ce n’è uno che non riuscirei a fare. Sputtanare la gente». L’artista ha aggiunto di aver letto «almeno una cinquantina di volte» articoli simili a questo, quasi a voler denunciare una certa ritualità nel modo in cui certe notizie vengono raccontate. Nessuna ulteriore presa di posizione sui calciatori, né tantomeno un’analisi della loro condotta: Bizzarri si è limitato a stigmatizzare il meccanismo della gogna mediatica.
L’interrogatorio davanti al gip e le prossime mosse dell’accusa
L’interrogatorio di garanzia – che ha visto la gip Chiara Valori ascoltare per quasi tre ore i due indagati – ha rappresentato un primo, decisivo banco di prova per la linea difensiva. I particolari emersi in quell’occasione restano in larga parte coperti dal segreto istruttorio, ma trapela la convinzione dei legali che l’accusa abbia costruito un impianto indiziario fragile. Il reato contestato è pesante: associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione. Nessuno dei calciatori menzionati nelle carte è stato sentito come indagato, né risultano al momento richieste di rinvio a giudizio a loro carico. La procura di Milano, da parte sua, continua a raccogliere elementi, mentre Buttini e Ronchi restano ai domiciliari in attesa di eventuali richieste di misura cautelare meno afflittiva. «Non c’era alcuna costrizione – ribadisce l’avvocato Martini –, né tantomeno un’organizzazione strutturata per lo sfruttamento». Parole che, per ora, si scontrano con il rigoroso impianto accusatorio della magistratura.




