Scandalo escort, la difesa di Buttini e Ronchi: “Ma quale prostituzione, erano serate mondane”
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Redazione Sport
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Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, rispettivamente alla guida della Ma.De – una società con sede a Cinisello Balsamo, dove la coppia convive – hanno scelto la linea della contestazione frontale. Davanti al gip Chiara Valori, durante un interrogatorio di garanzia durato quasi quattro ore, i due, attualmente agli arresti domiciliari, hanno respinto in blocco le accuse di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, un’indagine che ha messo al centro dell’attenzione presunte serate a luci rosse per clienti facoltosi, con un focus investigativo su alcuni calciatori di Serie A.
“Nessun festino, ricevimenti di lusso”
La strategia difensiva è chiara: smontare l’impianto accusatorio della Procura milanese, secondo cui la Ma.De sarebbe stata una “società schermo” per gestire un giro di squillo d’alto bordo. Nessuna attività illecita, spiegano i due indagati: quel che gli investigatori hanno interpretato come prostituzione era in realtà “una serie di serate mondane” organizzate in privè di locali esclusivi. Buttini e Ronchi hanno parlato di contesti raffinati, “a regola d’arte”, con calciatori che desideravano – è la loro tesi – ambienti di alto livello, non incontri a pagamento. Lo sfruttamento, poi, sarebbe una parola fuori luogo: le ragazze presenti, hanno aggiunto, non venivano né costrette né gestite in cambio di denaro.
Il nodo finanziario e il milione di euro finito in Lituania
Gli investigatori, nell’ambito dell’inchiesta, stanno ancora cercando di ricostruire il flusso di oltre un milione di euro che sarebbe stato trasferito in Lituania; un passaggio, quello dei conti esteri, che per la Procura rafforza l’ipotesi di un’associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento, con la Ma.De quale “promotrice e dominus” dell’intera operazione. Buttini e Ronchi, da parte loro, si sono limitati a rispondere alle contestazioni punto su punto, senza però fornire – almeno in questa fase – dettagli ulteriori sulla destinazione di quei soldi. La loro difesa insiste invece sulla natura lecita degli eventi organizzati, negando qualsiasi intermediazione illecita con le donne coinvolte.
Le accuse e il ruolo dei calciatori di Serie A
Tra i clienti facoltosi finiti nel mirino della cronaca giudiziaria spiccano alcuni nomi del campionato di massima serie – nessuno dei quali, al momento, risulta formalmente indagato. Per gli inquirenti, l’appeal delle serate proposte dalla Ma.De risiedeva proprio nella possibilità di offrire escort “d’alto bordo” a personaggi pubblici e abbienti, ma la coppia respinge anche questo quadro: “I calciatori chiedevano contesti di livello, raffinati – avrebbero ripetuto durante l’interrogatorio – niente di più”. La difesa punta a dimostrare che non vi fosse alcuna correlazione diretta tra la presenza delle ragazze e un corrispettivo per prestazioni sessuali, né tantomeno un sistema organizzato di sfruttamento.
L’interrogatorio di garanzia e i prossimi sviluppi giudiziari
Il colloquio con il gip Chiara Valori, snodatosi per circa quattro ore, ha rappresentato il primo atto formale di una battaglia legale che si preannuncia serrata. Buttini e Ronchi, compagni nella vita e nel lavoro, rimangono ai domiciliari con l’accusa, tra l’altro, di essere stati i promotori di un’associazione per delinquere. La loro versione – “erano solo feste mondane” – non ha al momento scalfito il quadro indiziario che ha portato all’arresto, ma costituisce il nucleo della futura strategia processuale. Le indagini sul presunto giro di prostituzione milanese, intanto, proseguono, con il faro acceso sui movimenti finanziari verso la Lituania e sui rapporti con i calciatori di Serie A.




