Milano, via agli interrogatori dei quattro arrestati nel giro di escort per calciatori. La difesa: «Erano solo serate mondane»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Si è aperta ufficialmente ieri, davanti al settimo piano del Palazzo di Giustizia di Milano, la fase cruciale dell’inchiesta che sta scuotendo il mondo del pallone e della movida milanese; la gip Chiara Valori ha dato il via agli interrogatori di garanzia per i quattro indagati finiti ai domiciliari lo scorso 20 aprile nell’ambito dell’indagine coordinata dalla procuratrice aggiunta Bruna Albertini. Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, insieme ad Alessio Salamone e Luz Luan Amilton Fraga, sono stati ascoltati in un clima di stretto riserbo, con i legali che hanno subito provato a ridimensionare la portata delle accuse. La linea difensiva, emersa già dalle prime battute, appare netta: non ci sarebbe stato alcun giro organizzato di sfruttamento della prostituzione – reato ipotizzato per tutti e quattro – bensì una mera attività di «serate mondane» e feste esclusive offerte a una clientela facoltosa.
Il meccanismo dell’accusa: festini, quote occulte e la caccia ai movimenti bancari
Secondo la ricostruzione del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza, che ha eseguito l’ordinanza firmata dalla gip Valori, la presunta associazione a delinquere agiva sotto la copertura della società di eventi Ma.De Milano, con sede a Cinisello Balsamo; l’organizzazione, che operava stabilmente tra il capoluogo lombardo e l’isola greca di Mykonos, avrebbe messo a disposizione un bacino di circa un centinaio di ragazze, molte delle quali giovanissime, italiane e straniere. Le intercettazioni – parte sa del fascicolo – descrivono un sistema in cui le ragazze ricevevano solo una frazione di quanto versato dai clienti: se un calciatore spendeva diverse migliaia di euro per un tavolo o una notte, l’intascato finiva per essere proporzionalmente esiguo per le escort.
A rendere particolarmente spinosa l’indagine è la mole dei pagamenti tracciati; gli inquirenti hanno ricostruito bonifici per oltre 450mila euro direttamente riconducibili a calciatori professionisti, una cifra che rappresenta circa un terzo dei 1,2 milioni di euro sequestrati come profitto illecito. Non solo: la società Carpa srl, che gestisce un noto locale milanese, avrebbe versato ulteriori 757mila euro al gruppo, il che ha spinto gli investigatori a ipotizzare un sofisticato sistema di spostamento di denaro all’estero per nascondere gli incassi.
La strategia difensiva: negazione del merito e richiesta di alleggerimento delle misure
Nel corso delle deposizioni, i difensori Marco Martini e Lucio Portaro – che assistono rispettivamente la coppia di “promotori” e gli altri due partecipi – hanno insistito sulla natura lecita delle prestazioni offerte dalla società di eventi; secondo questa linea, non vi sarebbe prova certa che i compensi fossero destinati a prestazioni sessuali piuttosto che alla mera organizzazione di cene, ingressi in discoteca o accompagnamento nei locali vip. Buttini e Ronchi, compagni anche nella vita, avrebbero semplicemente fornito un servizio di intrattenimento di alto livello, sfruttando i loro contatti nel mondo delle discoteche e dei privé milanesi.
Tuttavia, gli atti investigativi offrono un quadro diverso: dalle conversazioni intercettate emergono riferimenti espliciti a un sistema di sfruttamento dove la coppia tratteneva almeno il 50 per cento di ogni pagamento, lasciando alle ragazze il resto. In alcuni dialoghi, una delle giovani si vanta di aver guadagnato 400 euro in una sola sera grazie alla percentuale su un tavolo da 3mila euro consumato da un calciatore; c’è poi l’episodio, riportato nell’ordinanza, di una ragazza rimasta incinta che tenta disperatamente di risalire alla data del rapporto con un cliente per stabilire la paternità.
La mappa dei locali dove si sarebbero svolti gli incontri è stata in gran parte ricostruita e comprende almeno 26 esercizi della movida meneghina; Ceresio7, Langosteria Bistrot, il Dolce&Gabbana Martini Bar e il super privé del Pineta Milano sono solo alcuni dei luoghi citati dagli atti. In alcuni casi, l’organizzazione avrebbe garantito l’uso esclusivo di spazi riservati nel weekend, approfittando delle partite di Inter e Milan a San Siro per organizzare i “dopopartita”. L’interrogatorio proseguira’ nei prossimi giorni, con i giudici chiamati a decidere se confermare gli arresti domiciliari o disporre misure alternative.




