Nelle batterie esauste la miniera europea contro la dipendenza dalla Cina

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un paradosso silenzioso, che stride con le retoriche sull'autonomia strategica, caratterizza oggi la posizione europea nel settore delle materie prime critiche: mentre l'Unione denuncia una pericolosa dipendenza dall'estero – con un dominio cinese che espone a rischi geopolitici non trascurabili – continua a spedire oltre confine, spesso proprio verso la Cina, materiali che solo in apparenza sono scarti definitivi. Si tratta, al contrario, di vere e proprie miniere urbane, ricche di quei metalli come litio, cobalto e nichel, indispensabili per alimentare le industrie del futuro, dalla mobilità elettrica all'elettronica avanzata. Lo studio dell'Università degli Studi di Brescia, pubblicato sulla rivista Resources, Environment and Sustainability, mette a nudo questa contraddizione, indicando nella circolarità estrema l'unica strada praticabile per ridurre una vulnerabilità divenuta ormai inaccettabile.

Il riciclo come risorsa strategica nazionale

A proporre una soluzione operativa è Elza Bontempi, docente e ricercatrice dell'ateneo bresciano, che rilancia con forza l'urgenza di sviluppare un centro di riciclo europeo dedicato. L'obiettivo è trasformare quello che oggi è un rifiuto da smaltire in un "tesoro strategico", ovvero in una fonte domestica e sicura di approvvigionamento. La proposta punta a sfruttare competenze scientifiche e capacità industriali già esistenti nel continente, ma spesso frammentate, per creare una filiera integrata che chiuda il cerchio. «Abbiamo le risorse, almeno in termini di know-how, per allentare questa morsa», sostiene Bontempi, sottolineando come i centri di riciclaggio modulari possano rappresentare la risposta più agile e sostenibile a una sfida che è, prima di tutto, di sicurezza economica.

Il primo hub italiano a ciclo completo

Segnali concreti di questa nuova direzione iniziano a materializzarsi anche in Italia, dove a Soliera, in provincia di Modena, sta nascendo il primo hub industriale nazionale progettato per gestire l'intero ciclo di fine vita delle batterie agli ioni di litio per auto. Si tratta di una delle poche strutture in Europa in grado di compiere l'intero processo, dal trattamento meccanico fino al recupero chimico delle materie prime seconde, raggiungendo livelli di purezza del 99,6%. Questo dato non è un semplice traguardo tecnologico, ma rappresenta un punto di svolta operativo: dimostra, infatti, la fattibilità industriale di un recupero quasi totale, che restituisce al sistema produttivo materiali pronti per essere reimmessi nella fabbricazione di nuove celle.

Verso un'autonomia possibile

La capacità di riciclo attualmente disponibile in Europa è ancora limitata e non in grado di controbilanciare la domanda crescente, una situazione che rende il continente strategicamente esposto. Tuttavia, il potenziale racchiuso nei prodotti a fine vita è enorme. La mobilità elettrica, la cui espansione è sostenuta da politiche comunitarie, genererà nei prossimi anni volumi crescenti di batterie esauste: trattarle come un problema di smaltimento, anziché come una risorsa, significherebbe perpetuare l'attuale dipendenza. Investire in infrastrutture di riciclo avanzate, quindi, non è più una semplice opzione legata alla sostenibilità ambientale, ma una necessità industriale improrogabile per creare una base di approvvigionamento interna e difendere la competitività delle filiere tecnologiche europee.

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