Bunker, pasdaran e "I Miserabili": gli intrighi del fantasma Khamenei
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Redazione Esteri
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È l’obiettivo numero uno di Israele, l’uomo che da mesi vive rintanato in un bunker, mentre i raid colpiscono persino la sede del suo ufficio, il Beit al-Rahbar, a Teheran. Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran, ha imparato a sopravvivere alle minacce fin da quando, giovane studente appassionato di Victor Hugo, aderì alla rivoluzione di Khomeini. La sua storia è costellata di episodi che ne rivelano l’astuzia: dall’attentato in cui perse l’uso del braccio destro alla capacità di navigare tra le faide del regime, emergendo come figura chiave.
Mentre i pasdaran controllano ogni movimento, gli iraniani all’estero, come gli studenti dell’Università del Piemonte Orientale, parlano a bassa voce. «Vogliamo solo pace», confessa uno di loro, evitando ogni riferimento diretto al governo. Altri rifiutano persino i contatti con i giornalisti, consapevoli delle conseguenze per i familiari rimasti in patria. Narges Mohammadi, attivista rifugiata nel nord dell’Iran, osserva con amarezza: «La guerra rafforza il regime, non lo indebolisce. Siamo schiacciati tra due fuochi».




