Il paradosso di Buriram: Marquez penalizzato, ma il confronto con Acosta infiamma la Sprint

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La prima Sprint del Mondiale 2026 di MotoGP, andata in scena sul tracciato del Chang International Circuit di Buriram, ha regalato emozioni e un verdetto che ha immediatamente aperto un dibattito destinato a protrarsi, molto probabilmente, per l'intera stagione. A scatenare le polemiche è stata la decisione dello Steward Panel di penalizzare Marc Marquez, infliggendogli una posizione di retrocessione per una manovra ritenuta irregolare nei confronti di Pedro Acosta. Il neo-acquisto del Ducati Lenovo Team, partito dalla seconda casella, ha lottato con la consueta grinta, ingaggiando un duello serrato con il giovane talento spagnolo della KTM, un faccia a faccia che ha ricordato le grandi sfide del passato e che ha tenuto col fiato sospeso gli appassionati fino all'ultima curva.

L'episodio incriminato, che ha di fatto consegnato la vittoria ad Acosta, è avvenuto nel corso del penultimo giro quando Marquez, nel tentativo di rispondere a un sorpasso subito, ha infilato la sua Ducati all'interno della curva 12, costringendo il rivale ad allargare la traiettoria e a mettere due ruote fuori dal nastro d'asfalto. Per i commissari, quella manovra è apparsa eccessivamente aggressiva e tale da giustificare una penalità, un verdetto che ha lasciato l'otto volte campione del mondo quantomeno perplesso, se non altro per la tempistica, visto che si trattava della prima gara dell'anno. "Non accetto questa penalizzazione in modo migliore perché è la prima gara, ma perché ho 33 anni", ha dichiarato Marquez con una punta di ironia al termine della corsa, lasciando intendere come, nella sua lunga carriera, ne abbia viste e subite di ben peggiori senza che venissero punite.

La reazione del box Ducati e il confronto con il passato

Nel post-gara, la dirigenza del team ufficiale di Borgo Panigale non ha nascosto il proprio disappunto. Il team principal Davide Tardozzi, intervenuto ai microfoni, ha definito la decisione "ingiusta", sottolineando un aspetto cruciale: l'assenza di contatto tra i due piloti e il fatto che Marquez non avesse mai oltrepassato i limiti del tracciato. Un paradosso, secondo Tardozzi, se paragonato alla manovra quasi identica, e non sanzionata, che ha visto protagonista Alex Marquez ai danni di Fabio Di Giannantonio nelle fasi iniziali, un episodio che aveva costretto il pilota della VR46 ad allargare la traiettoria senza che gli steward ritenessero necessario aprire un'indagine. Questa disparità di trattamento, tra l'altro, ha sollevato più di qualche sopracciglio nel paddock, alimentando il sospetto che la direzione gara, forse ispirandosi a criteri più severi mutuati dalla Formula 1, intenda cambiare il metro di giudizio per le battaglie ruota a ruota, andando a punire manovre che fino alla passata stagione erano considerate normali amministrazione.

Se Marquez ha chiuso la Sprint con un sorriso amaro ma comunque soddisfatto per i nove punti conquistati e per le sensazioni positive ritrovate dopo l'infortunio alla spalla della scorsa stagione, ben diverso è stato il fine settimana del suo compagno di box, Francesco Bagnaia. Il piemontese, reduce da un'annata deludente, ha faticato oltre ogni previsione, chiudendo la gara breve in nona posizione dopo essere scattato dalla quarta fila. Una rimonta complicata, la sua, su un asfalto thailandese che, complice il caldo torrido, metteva a dura prova la gestione delle gomme e la lucidità dei piloti, fattori che hanno condizionato pesantemente la prestazione di chi, come Bagnaia, partiva dietro e doveva forzare i ritmi per recuperare il terreno perduto.

Il warm-up e i segnali per il gran premio

La mattina del gran premio, il warm-up ha fornito ulteriori spunti di riflessione in ottica gara lunga. Raul Fernandez, sorprendente terzo nella Sprint, ha dettato il ritmo con la sua Aprilia Trackhouse, precedendo di poco Di Giannantonio e lo stesso Marquez. Una sessione, quella del riscaldamento, che ha visto tutti i piloti optare per la mescola media al posteriore, una scelta obbligata per far fronte all'innalzamento vertiginoso della temperatura dell'asfalto previsto per le ore centrali della domenica. Ma l'episodio che più ha attirato l'attenzione è stata una replica, quasi fotocopia, della manovra di Marquez, questa volta compiuta da Acosta ai danni del suo compagno di squadra Brad Binder all'ultima curva, un sorpasso al limite per il quale il giovane spagnolo ha poi sentito il dovere di scusarsi.

Questo balletto di sorpassi e penalizzazioni, in definitiva, ha proiettato un'ombra lunga sulla prima uscita stagionale. Se da un lato lo spettacolo in pista non è mancato, con duelli all'ultimo sangue e colpi di scena, dall'altro l'operato degli steward ha lasciato un retrogusto amaro, quello di un regolamento applicato in modo non uniforme, capace di trasformare un sorpasso da manuale in un'azione passibile di condanna. La sensazione, condivisa da molti addetti ai lavori, è che la direzione gara abbia voluto lanciare un messaggio chiaro, forse fin troppo severo, stabilendo un nuovo confine per ciò che è concesso e ciò che non lo è, un confine che, a giudicare dalle prime battute, appare ancora fumoso e destinato a far discutere.

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