La sprint di Buriram assegna il primo verdetto: vince Acosta, ma è subito polemica per la penalità a Marquez
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Non c’è stata nemmeno la tregua di un gran premio, a dire il vero, per assistere al primo, vero, scossone stagionale. La sprint race del Gp di Thailandia, andata in scena sul circuito di Buriram, ha regalato emozioni e colpi di scena, com’era lecito aspettarsi, ma anche un acceso dibattito che rischia di condizionare l’umore del paddock. Pedro Acosta, con la sua Ktm, ha ottenuto la prima vittoria in una gara corta della sua carriera, ma il modo in cui è giunto questo successo, ovvero a seguito di una penalizzazione inflitta a Marc Marquez, ha sollevato piú di un malumore, soprattutto tra le fila del team Ducati.
L’episodio incriminato porta la firma del campione del mondo in carica, Marc Marquez, che nel corso del penultimo giro ha tentato un sorpasso ai danni di Acosta. Una manovra al limite, tipica del DNA di un pilota che non ha mai lesinato in aggressività, che ha visto i due contendenti venire a contatto, con la forcella della KTM che ha subito un lieve urto. Una circostanza, quest’ultima, sulla quale però le versioni inizialmente hanno finito per divergere, sebbene poi i diretti interessati l’abbiano confermata. “Un contatto c’è stato”, ha ammesso senza giri di parole Acosta nel dopo gara, mentre il diretto rivale, interpellato sulla possibilità di ripetere la stessa manovra, ha risposto con un laconico e secco “Certo”.
La direzione gara, diretta per la prima volta da Simon Crafar, ha giudicato il sorpasso troppo irruento, penalizzando Marquez con l’ordine di cedere una posizione, una decisione che di fatto ha regalato la vittoria al pilota Ktm. Una scelta che ha immediatamente scatenato la reazione indignata di Davide Tardozzi, team manager del Ducati Lenovo Team. “Secondo me non ci stava”, ha esordito Tardozzi ai microfoni di Sky Sport MotoGP, visibilmente alterato, sottolineando come Marquez, a suo avviso, non avesse toccato l’avversario e fosse rimasto all’interno dei limiti del tracciato, senza finire sul verde. La sua metafora, per esprimere il disappunto per quella che ritiene una deriva eccessivamente punitiva nei confronti dei duelli in pista, è apparsa piuttosto eloquente: “Se poi vogliamo giocare con le bambole e vogliamo solo pettinarle, è un altro discorso”.
Se Marquez, dal canto suo, ha preferito non alimentare le polemiche, accettando filosoficamente la decisione dei commissari e concentrandosi sui nove punti comunque utili per la classifica, l’affondo di Tardozzi ha aperto uno squarcio sulle perplessità che questa prima uscita stagionale ha generato. Secondo il manager ducatista, con questa penalità la direzione gara avrebbe voluto inviare un messaggio chiaro e inequivocabile a tutti i piloti, stabilendo di fatto un nuovo e discutibile precedente per il futuro. “Se questo è il nuovo corso della MotoGP”, ha lasciato intendere Tardozzi, “allora c’è da chiedersi che tipo di spettacolo vogliamo vedere, perché manovre di questo tipo hanno sempre fatto parte della storia di questo sport”.
La caduta di Bezzecchi e i sorrisi in casa Aprilia
Se il duello per la vittoria ha catalizzato l’attenzione di addetti ai lavori e appassionati, non si può certo dimenticare quanto accaduto nelle primissime fasi di gara, quando Marco Bezzecchi, scattato dalla pole position, era riuscito a prendere il comando dopo un serrato testa a testa proprio con Marquez. Una partenza sprint, la sua, che faceva ben sperare i tifosi italiani, ma la gioia è durata lo spazio di un paio di giri. Alla curva 8, il “Bez” è scivolato rovinosamente a terra mentre si trovava in prima posizione, gettando alle ortiche la possibilità di ottenere punti pesanti per la classifica e, chissà, magari di giocarsi anche lui la vittoria. Una disfatta personale, la sua, che ha lasciato l’amaro in bocca, ma da cui lui stesso ha già promesso di volersi riscattare nella gara lunga della domenica.
Nonostante la delusione per il ritiro del suo pilota di punta, in casa Aprilia, però, ci sono diversi motivi per guardare al futuro con un cauto ottimismo. La prestazione complessiva delle moto di Noale è stata più che positiva: Raul Fernandez e Ai Ogura, con le loro Aprilia del team Trackhouse, hanno chiuso rispettivamente in terza e quarta posizione, mentre Jorge Martín, alla sua prima uscita con la Casa veneta, ha confermato il proprio talento con un quinto posto, lottando per gran parte della gara per le posizioni che contano. Un risultato corale che dimostra come il potenziale della moto sia elevato e come, nonostante la disavventura di Bezzecchi, il campionato sia ancora tutto da scrivere, con un pacchetto di piloti in grado di recitare un ruolo da protagonisti.




