La prima Sprint dell'anno ad Acosta, ma la penalità a Marquez infiamma Buriram
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Redazione Sport
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Non è un fulmine a ciel sereno, perché il meteo di Buriram, con quelle nubi basse e quel vento che aveva già condizionato le prove, lasciava presagire colpi di scena; ciò che invece nessuno si aspettava era che il primo sigillo della stagione 2026 portasse con sé un strascico di polemiche così acceso. È stata la direzione gara, al termine di una Sprint Race da dimenticare per i regolamenti ma da incorniciare per lo spettacolo, a decidere le sorti del Gran Premio di Thailandia, consegnando di fatto la vittoria a Pedro Acosta, il giovane fenomeno spagnolo della KTM, dopo aver punito Marc Marquez per una manovra giudicata oltre il limite. Il duello, che per tredici giri aveva infiammato il Chang International Circuit, regalando sorpassi e contro-sorpassi da veri gladiatori, si è così risolto in sala commissari, con il campione del mondo in carica costretto a sfilare la bandiera a scacchi in seconda posizione, ma con l'amaro in bocca di chi si vede sottrarre un successo che sembrava ormai in cassaforte.
Il copione, fino a quel momento, era stato da manuale del motociclismo: Marc Marquez, partito dalla seconda casella, aveva progressivamente rosicchiato terreno al gruppino di testa, mettendo nel mirino proprio la RC16 di Acosta, che aveva condotto la gara con una maturità sorprendente per il suo secondo anno nella classe regina. Il sorpasso decisivo, avvenuto all'ultima curva del penultimo giro, è stato però il classico "colpo di teatro" che ha spaccato in due il paddock. Per i commissari, la staccata del pilota Ducati è risultata troppo "decisa", con una traiettoria che avrebbe costretto il rivale ad allargarsi oltre i limiti consentiti dalla pista, configurando così una manovra irregolare. L'ordine, secco, è arrivato via pit-board: "dovrai cedere una posizione". Marquez, da soldato qual è, ha obbedito, ma il suo gesto di alzare la mano all'ingresso della curva seguente per far passare Acosta è sembrato più un atto di resa formale che una reale ammissione di colpa, un gesto che fotografa perfettamente la tensione del momento.
Nel box Ducati Lenovo, va da sé, l'atmosfera è di quelle che si tagliano col coltello. Il campione in carica, che aveva lottato con la grinta dei giorni migliori, nonostante una spalla che ancora gli ricorda l'infortunio dello scorso anno, mastica amaro, e non potrebbe essere altrimenti. Tuttavia, al di là della delusione per un primo posto sfumato, c'è la consapevolezza di aver messo in pista una prestazione solida, che per certi versi getta basi importanti per il prosieguo del weekend. La moto, una Desmosedici GP26 che nelle mani dello spagnolo sembra parlare spagnolo, c'è, e il passo per la gara lunga di domenica, quello vero, potrebbe rivelarsi addirittura superiore a quello di una KTM che oggi ha saputo solo approfittare del regolamento. Quanto ad Acosta, il primo sorriso in MotoGP, quel successo tanto atteso dopo un debutto folgorante nel 2025, porta la firma di una prestazione maiuscola, anche se il destino ha voluto che a scrivere l'epigrafe di questa Sprint fosse un collegio di giudici.
La caduta di Bezzecchi e le prime crepe nel weekend perfetto
Se il duello per la vittoria ha monopolizzato l'attenzione, la gara breve ha riservato altri spunti, non ultimo il clamoroso fuori programma che ha coinvolto il poleman Marco Bezzecchi. Il portacolori dell'Aprilia, che nel corso delle qualifiche aveva letteralmente dominato le scene, firmando il nuovo record della pista e infondendo nei tifosi della Casa di Noale una speranza inaudita per la prima uscita stagionale, è stato protagonista di una scivolata nelle fasi calde della Sprint. Un errore, il suo, che sa tanto di occasione mancata, perché il ritmo mostrato nei primi giri lasciava presagire un possibile assalto al podio, se non alla vittoria stessa. L'incidente, per fortuna senza conseguenze fisiche per il pilota romagnolo, ha ridisegnato le carte in tavola, permettendo ad altri, come Jorge Martin o lo stesso Acosta, di guadagnare posizioni preziose in ottica classifica. Rimane, per Bezzecchi, il rammarico di aver gettato alle ortiche un fine settimana iniziato nel migliore dei modi, con quel feeling con l'asfalto thailandese che non si vedeva dai tempi della sua militanza in Ducati.
La classifica dopo il primo assalto e le tante ombre sulla gara
Con il successo nella Sprint, Pedro Acosta si issa dunque al comando della classifica mondiale, seppur con il minimo scarto. Una classifica, quella dopo il primo round breve della stagione, che è già terreno di analisi per i tecnici, chiamati a interpretare questi primi segnali. Dietro allo spagnolo della KTM, Marc Marquez segue a zero lunghezze di distacco, ma con una consapevolezza diversa: quella di aver comunque limitato i danni in una giornata storta dal punto di vista disciplinare. Il terzo gradino del podio virtuale, quello che assegna punti veri, vede invece coinvolto chi ha ereditato le posizioni dopo le cadute, un quadro che restituisce l'immagine di una Sprint Race frammentata, quasi brutale nella sua essenza. E mentre nel box ufficiale Ducati si analizzano i dati della GP26, c'è chi, come Enea Bastianini o lo stesso Franco Morbidelli, dovrà già lavorare di fino per risalire dalle retrovie, in un mondiale che, per come si è messo oggi a Buriram, promette scintille già dalla prossima gara.




