Morti in montagna, nel 2025 già quasi 100 vittime: imprudenza e impreparazione tra le cause principali
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Redazione Interno
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L’estate 2025 si sta rivelando una delle più tragiche degli ultimi anni per gli incidenti in montagna, con un bilancio che si avvicina ormai al centinaio di vittime. Dal 21 giugno a oggi, il conto delle morti – 83 a luglio, con una media di quasi tre al giorno – non accenna a diminuire, nonostante gli appelli e le campagne di sensibilizzazione. L’ultimo episodio, che ha spezzato la vita di Davide Migliorino, 36 anni di Treviglio, è avvenuto sul Monte Bianco, dove una roccia ceduta lo ha fatto precipitare dalla cresta del Brouillard, a oltre 4.000 metri.
Se da un lato il boom di presenze sulle cime italiane dimostra il crescente interesse per l’ambiente montano, dall’altro ha portato con sé un preoccupante incremento di incidenti, molti dei quali riconducibili a imprudenza, superficialità o mancanza di preparazione. «Abbiamo una media di tre interventi al giorno», spiega Flavio Tripi, vice capostazione del Soccorso Alpino, «e spesso chi si smarrisce, cade o ha un malore non ha la minima idea di come affrontare certi percorsi». Escursionisti in scarpe da ginnastica su ghiacciai, arrampicatori senza equipaggiamento adeguato, turisti che sottovalutano i dislivelli: casi che, purtroppo, non sono più eccezionali.
La provincia di Cuneo, in particolare, è tra le più colpite, con una serie di incidenti che hanno spinto le autorità a organizzare serate informative, come quella con il documentario della giornalista Tiziana Fantino, per diffondere una maggiore consapevolezza dei rischi. Ma la questione, come sottolineano gli esperti, non riguarda solo i professionisti: anche chi si avventura in semplici passeggiate dovrebbe informarsi sulle condizioni meteo, sul percorso e sulle proprie capacità fisiche.




