Referendum, in Campania affluenza al 5,85%: Napoli supera la media, ma il quorum è lontano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Alle 12 di domenica 8 giugno, in Campania solo il 5,85% degli elettori si era recato alle urne per i referendum, con una lieve differenza – il 5,96% – per il quesito sulla tutela dei contratti a termine. Tra le province, Napoli ha registrato il dato più alto, attestandosi al 6,47%, con picchi nei comuni di Portici, Pomigliano d’Arco e San Giorgio a Cremano, dove l’affluenza ha superato il 9%. Nel capoluogo, invece, la partecipazione è stata del 7,51%, un segnale che, seppur debole, dimostra una maggiore mobilitazione rispetto al resto della regione.

La bassa affluenza non sorprende, considerando che già un anno fa, in occasione delle Europee, più della metà degli elettori aveva disertato i seggi. Eppure, questa volta la posta in gioco – con quesiti che toccavano temi sensibili come i licenziamenti e i contratti a termine – avrebbe potuto spingere a una partecipazione più ampia. Invece, come scriveva qualcuno con ironia, non c’è stato alcun "accodarsi frenetico" davanti alle cabine elettorali.

A Siena, dove il voto si è svolto senza intoppi, l’affluenza alle 23 ha raggiunto il 31,44% per il quesito sulla disciplina dei licenziamenti illegittimi, un dato significativamente più alto rispetto alla media nazionale, ma comunque insufficiente per raggiungere il quorum. Nel resto d’Italia, invece, la situazione è apparsa subito critica: alle 19, la percentuale dei votanti si aggirava intorno al 15%, un risultato che ha spinto alcuni osservatori a parlare di "sprofondo rosso" e a chiedersi se le leadership sindacali e politiche, a partire da Landini e Schlein, debbano fare i conti con un evidente disinteresse dell’elettorato.

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