Referendum a Bologna, affluenza oltre la media ma il quorum resta lontano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Bologna, 9 giugno 2025 – Con il 47,69% degli aventi diritto che si è recato alle urne, la città felsinea ha superato di quasi venti punti percentuali la media nazionale, ferma al 30,5%, ma non è bastato per raggiungere il quorum necessario a rendere efficaci i risultati dei cinque referendum abrogativi. Perché la consultazione fosse valida, avrebbe infatti dovuto votare almeno il 50% più uno degli elettori, una soglia che – come già accaduto in passato – si è rivelata un ostacolo insormontabile.

Tra i quesiti più partecipati, quello sullo "stop ai licenziamenti illegittimi", che ha visto 141.575 bolognesi esprimersi, con una lieve prevalenza delle donne (49,02%) rispetto agli uomini (46,19%). Stesso andamento per il referendum sulle "tutele per lavoratrici e lavoratori", che ha registrato numeri pressoché identici, confermando una sensibilità diffusa verso i temi del lavoro. Nonostante l’alto tasso di partecipazione, però, l’esito della votazione – come previsto dalla legge – non avrà alcun effetto giuridico.

L’Emilia-Romagna, con oltre 3 milioni di elettori chiamati a votare in 330 comuni, si è distinta per un’affluenza del 44,62%, ben al di sopra della media italiana ma comunque insufficiente. Bologna e la sua provincia, tradizionalmente schierate a sinistra, hanno fatto registrare percentuali bulgare nei "sì" sui temi della precarietà e della sicurezza sul lavoro, anche se il risultato, come gli altri, rimarrà lettera morta.

Da segnalare, invece, il boom del voto fuorisede: l’88,7% degli elettori che avevano richiesto di votare lontano dalla residenza – 67.305 in totale – ha esercitato il proprio diritto. Tra questi, 28.430 lo hanno fatto per motivi di lavoro, 38.105 per studio e 770 per cure mediche. A Trieste, addirittura, si è raggiunto il 92,75% di partecipazione, un dato che dimostra come, nonostante le difficoltà logistiche, molti abbiano voluto far sentire la propria voce.

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