Londra alza la posta in difesa: più sottomarini nucleari e una "nazione corazzata"
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Redazione Esteri
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Nel momento in cui l’Europa affronta una delle fasi più turbolente dal secondo dopoguerra, con il conflitto ucraino che continua a destabilizzare gli equilibri continentali, il Regno Unito ha deciso di rivedere radicalmente la propria strategia militare. Lo Strategic Defence Review 2025 (SDR), presentato ieri dal governo di Keir Starmer, segna un netto distacco dalla dottrina post-Guerra Fredda, puntando su un riarmo massiccio e una deterrenza rafforzata. «Rendere il Regno Unito più sicuro, protetto in patria, forte all’estero»: è questo l’obiettivo dichiarato, che si traduce in investimenti senza precedenti e in una retorica marziale.
Starmer, parlando dal cantiere navale di Govan, a Glasgow, non ha usato mezzi termini: la Gran Bretagna deve diventare una «nazione corazzata e pronta al combattimento». Tra le misure più significative, l’annuncio della costruzione di dodici nuovi sottomarini d’attacco a propulsione nucleare (SSN-AUKUS), destinati a potenziare la flotta della Royal Navy. Un progetto ambizioso, reso possibile da un finanziamento di 15 miliardi di sterline – circa 17,76 miliardi di euro – che servirà anche a modernizzare l’intera filiera nucleare militare britannica.
Il riferimento alla massima latina Si vis pacem, para bellum («Se vuoi la pace, prepara la guerra») non è casuale. In un contesto in cui la minaccia russa viene percepita come sempre più concreta, Londra sembra voler ripristinare quel principio di deterrenza che aveva caratterizzato gli anni della Guerra Fredda. «Qui a Londra siamo pronti alla guerra totale», ha aggiunto Starmer, lasciando intendere che il Regno Unito non intende farsi trovare impreparato di fronte a eventuali escalation.
Oltre ai sottomarini, il piano prevede il completamento delle fregate «Tipo 26», navi da guerra multiruolo destinate a operazioni antisommergibile e di protezione delle portaerei. Una scelta che conferma la volontà di proiettare potenza marittima, in un’epoca in cui il controllo degli oceani torna centrale negli equilibri geopolitici.
Mentre Trump, riconfermato alla Casa Bianca, mantiene un approccio ambiguo verso la Nato, il Regno Unito sembra volersi ergere a baluardo della sicurezza europea. Senza però rinunciare a una visione autonoma, che passa attraverso un riarmo senza precedenti e una strategia di difesa sempre più integrata con i partner anglofoni, Australia e Stati Uniti in primis.




