La svolta green all'ex Whirlpool, con Invitalia in campo per il rilancio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Cinque anni, questo l’arco temporale che Italian Green Factory, realtà che fa capo al Gruppo TeaTek, si è data per raggiungere un obiettivo ambizioso: conquistare da Napoli la leadership nazionale nel settore delle energie rinnovabili e del fotovoltaico. Il percorso, che segna una svolta dopo anni di incertezza, parte concretamente oggi, con l’ingresso ufficiale di Invitalia nel capitale sociale della newco. Un passaggio, quest’ultimo, che si configura come il sigillo definitivo su un’operazione di reindustrializzazione attesa e complessa, capace di ridisegnare il futuro dell’area di via Argine e di trecento lavoratori, la cui lunga battaglia per la difesa del posto di lavoro sembra ora approdare a un approdo solido. L’accordo, perfezionato attraverso lo strumento del Fondo Salvaguardia Imprese del Mimit, si sostanzia in un aumento di capitale pari a sessanta milioni di euro, dei quali ventinove sono garantiti dall’agenzia nazionale per lo sviluppo.

Il meccanismo finanziario e gli attori in campo

L’architettura dell’operazione, che ha visto un gioco di squadra, come spesso viene definito, tra l’imprenditore napoletano Felice Granisso e le istituzioni pubbliche, prevede che Tea Tek group holding, che aveva già acquisito lo stabilimento, sottoscriva la parte restante dell’aumento, per un importo di trentuno milioni. Il risultato, al di là dei pur significativi numeri, è la creazione di una partnership pubblico-privata che assume la responsabilità di riconvertire radicalmente un sito simbolo della deindustrializzazione. Dove fino al 2021, infatti, si assemblavano lavatrici del colosso americano, le linee di produzione saranno riconfigurate per realizzare componenti, alcuni dei quali tecnologicamente avanzati, indispensabili per il funzionamento degli impianti fotovoltaici e per il più ampio comparto delle rinnovabili.

Prospettive industriali e impatto sul territorio

La missione industriale della rinata fabbrica, che punta a un fatturato di oltre centocinquanta milioni di euro a regime, non si limita alla mera sostituzione di un prodotto con un altro. L’ambizione dichiarata è di costruire, partendo dalla zona orientale di Napoli, un polo di riferimento per la transizione energetica del Paese, trasformando una crisi occupazionale in un’opportunità di specializzazione in un settore in fortissima crescita. L’intervento di Invitalia, con i suoi ventinove milioni, non rappresenta quindi un semplice finanziamento, ma un atto di indirizzo strategico che consolida la credibilità del progetto e ne accelerà le fasi di implementazione, scongiurando il rischio che l’ex stabilimento, dopo la dolorosa parentesi della chiusura, diventasse un’eredità ingombrante e irrisolta per il territorio.

Oltre la riconversione: una scommessa sul futuro

La vicenda, che per anni ha tenuto col fiato sospeso una intera filiera produttiva e le loro famiglie, si avvia dunque verso una nuova fase, tutta proiettata in avanti. La produzione di componenti per il fotovoltaico, attività che richiederà inevitabilmente anche un ripensamento delle competenze della forza lavoro esistente, si inserisce in un contesto geopolitico e industriale profondamente mutato, dove l’autonomia energetica e le tecnologie green sono divenute priorità assolute. L’ingresso di un soggetto pubblico nel capitale, con un posto nel board, garantisce peraltro un presidio sugli sviluppi di un dossier che è stato tra i più delicati del Mezzogiorno, assicurando che la riconversione green non rimanga uno slogan ma si traduca in investimenti, occupazione stabile e know-how. Una scommessa, quella di Italian Green Factory, il cui esito dipenderà dalla capacità di tradurre le risorse finanziarie in una concreta capacità produttiva e di innovazione, in uno scenario economico comunque volatile.

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