Alzheimer, la malattia delle fughe impossibili: il diritto alla felicità e le forme di attenzione
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Redazione Salute
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In Italia ci sono quasi un milione e mezzo di persone colpite da demenza e i caregiver, coloro che se ne occupano, sono quasi cinque milioni. Non c'è ancora una cura ma, sia per i malati che per i familiari, si può fare più di quanto non si possa immaginare. Per affrontare la diagnosi e una quotidianità destinata a cambiare radicalmente, la cosa migliore è rivolgersi con fiducia alle associazioni, ai centri Alzheimer, sempre più presenti in tutta Italia.
Secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità, nel nostro Paese si contano circa 1,2 milioni di persone con demenza nella fascia d'età pari o superiore ai 65 anni, a cui si aggiungono circa 24mila casi di demenza a esordio giovanile. Con specifico riferimento alla malattia di Alzheimer, i pazienti sono stimati in almeno 600mila. Il costo complessivo delle demenze è valutato in circa 23 miliardi di euro l'anno, con il 63 per cento dell'onere economico che grava direttamente sulle famiglie.
Invecchiamento mentale, iniziative in Sardegna
In occasione della Giornata mondiale dell'Alzheimer, che si celebra il 21 settembre, la Asl Gallura ha avviato un progetto dedicato alla promozione della salute cognitiva e dell'invecchiamento attivo. L'iniziativa, realizzata dalla Struttura Dipartimentale di Neurologia e Centro Disturbi Cognitivi e Demenze dell'Ospedale Giovanni Paolo II di Olbia in collaborazione con la Struttura di Psicologia delle Cure Primarie, coinvolgerà utenti precedentemente valutati e selezionati dagli operatori sanitari.
Il percorso, della durata di dieci settimane, è dedicato alla stimolazione cognitiva e alla promozione di stili di vita orientati a un invecchiamento attivo, con attività strutturate finalizzate a stimolare memoria, attenzione, linguaggio, orientamento e capacità di ragionamento.
«Le malattie neurodegenerative rappresentano una delle sfide più rilevanti per la neurologia moderna e per l'intera medicina. La ricerca attuale è orientata a esplorare sia le opportunità terapeutiche farmacologiche sia quelle non farmacologiche, da integrare per massimizzarne l'efficacia nel contrastare i meccanismi alla base della malattia», ha sottolineato il dottor Giuseppe Mura, direttore della Struttura di Neurologia dell'Ospedale Giovanni Paolo II.
Un'aria contaminata e il legame con l'Alzheimer
È dai primi anni Duemila che la comunità scientifica studia in modo sempre più approfondito il legame tra inquinamento atmosferico e la progressione di malattie neurodegenerative, come la demenza e la sua forma più comune, l'Alzheimer. Una ricerca pubblicata su Europe PMC, che ha sintetizzato i dati di 149 Paesi tra il 1990 e il 2019, ha rilevato che ogni aumento di 10 microgrammi per metro cubo di particolato fine PM2.5 è associato a un incremento del tasso di mortalità standardizzato per età per Alzheimer e altre demenze.
Lo studio ha inoltre evidenziato associazioni più forti tra ozono e demenza nei Paesi del Sud globale rispetto a quelli del Nord globale.
Un'analisi pubblicata su JAMA Neurology ha esaminato 602 casi con autopsia confermata tra il 1999 e il 2022, stimando l'esposizione all'inquinamento nell'anno precedente al decesso. L'esposizione elevata è risultata associata a un declino cognitivo e funzionale più rapido e severo, con circa il 63 per cento dell'associazione mediata da alterazioni neuropatologiche, inclusa una maggiore severità delle patologie amiloide e tau.
I meccanismi che collegano l'inquinamento atmosferico alla malattia di Alzheimer rimangono poco chiari, e i ricercatori hanno sottolineato la necessità di studi population-based più ampi.
Alzheimer, prevenzione anche a tavola
La diagnosi precoce è il primo gesto di prevenzione. Dimenticare occasionalmente un nome può essere normale; più importante è osservare se le difficoltà diventano frequenti e interferiscono con la vita quotidiana: seguire una conversazione, ricordare appuntamenti, orientarsi in luoghi familiari o gestire attività abituali.
Una review della Semmelweis University, pubblicata sulla rivista Nutrients, ha analizzato centinaia di studi precedenti suggerendo che i polifenoli, composti naturali presenti in frutti di bosco, tè, cacao, caffè e olio extravergine d'oliva, possano influenzare positivamente i processi biologici legati alla malattia di Alzheimer.
Particolare attenzione è stata dedicata alla dieta mediterranea e alla dieta MIND, che combina elementi della mediterranea e della DASH ed è specificamente sviluppata per supportare la salute cerebrale, enfatizzando verdure a foglia verde e frutti di bosco e limitando il consumo di carne rossa, burro, formaggio, dolci e cibi fritti. «I polifenoli non sono cure miracolose, ma la ricerca suggerisce che possano essere strumenti promettenti per supportare un invecchiamento cerebrale sano.
L'attenzione, tuttavia, non dovrebbe concentrarsi sugli integratori alimentari ma su una dieta varia e ricca di cibi vegetali», ha affermato la dottoressa Mónika Fekete, professoressa associata presso l'Istituto di Medicina Preventiva e Salute Pubblica della Semmelweis University.
Una parte sostanziale dei polifenoli non viene assorbita direttamente, ma trasformata dai batteri che vivono nell'intestino in composti che possono influenzare i processi infiammatori e il metabolismo energetico cellulare. Poiché la composizione del microbioma intestinale varia considerevolmente da persona a persona, gli stessi alimenti possono non produrre effetti biologici identici in tutti.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, più di 55 milioni di persone nel mondo convivono con una forma di demenza, e si prevede che il numero sia destinato a crescere nei prossimi decenni.
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