Garlasco, il tribunale del riesame annulla il sequestro dei dispositivi all'ex pm Venditti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Tribunale del Riesame di Brescia ha nuovamente annullato il sequestro dei dispositivi informatici di Mario Venditti, l’ex procuratore aggiunto di Pavia la cui posizione è indagata, in un intreccio di procedimenti, per il reato di corruzione in atti giudiziari. La decisione, che rappresenta il terzo provvedimento di segno analogo in questa fase delle indagini, ha disposto la restituzione all’ex magistrato di undici apparecchiature elettroniche, tra personal computer, telefoni cellulari e unità di memoria, che erano state prelevate lo scorso 26 settembre. I giudici, accogliendo le tesi difensive sostenute dall’avvocato Domenico Aiello, hanno ritenuto di dover cancellare il decreto emesso il 24 ottobre, considerandolo viziato nella sua fondatezza giuridica.

Il contesto giudiziario e il filone di Brescia

La vicenda, che si colloca all’interno del più ampio e complesso “sistema Pavia”, affonda le sue radici in un’inchiesta della procura di Brescia, la quale sta esaminando la condotta di Venditti in relazione a due distinti fascicoli. Uno di essi, quello che interseca direttamente il caso Garlasco, riguarda la presunta corruzione per aver favorito, nel 2017, l’archiviazione delle indagini a carico di Andrea Sempio. Quest’ultimo, all’epoca già indagato per concorso nell’omicidio di Chiara Poggi – la giovane trovata senza vita nel proprio appartamento di Garlasco –, vide la propria posizione definita proprio dall’allora pm, una scelta che oggi è al centro di attente verifiche da parte degli investigatori.

L'iter dei sequestri e i precedenti annullamenti

Il percorso investigativo che ha condotto al sequestro degli hard disk e dei telefoni è stato caratterizzato da un susseguirsi di atti e controdeduzioni. Dopo le perquisizioni di fine settembre, un primo decreto di sequestro era stato annullato dai giudici del Riesame già il 17 ottobre, segnando una prima battuta d’arresto per l’accusa. La procura, nondimeno, aveva ottenuto un nuovo provvedimento il 24 ottobre, che costituiva l’oggetto dell’ultimo ricorso della difesa. Con la sentenza odierna, il collegio ha quindi ribadito le proprie valutazioni, evidenziando come le modalità di acquisizione delle prove digitali non abbiano superato il vaglio di legittimità e proporzionalità richiesto.

Le implicazioni per l'inchiesta sulla corruzione

Sebbene la restituzione dei dispositivi privi di copia ne comprometta l’immediata analisi da parte dei pubblici ministeri, l’inchiesta prosegue lungo i suoi binari principali, che esulano dalla mera strumentazione tecnologica. Gli inquirenti, i quali devono ora fare affidamento su altri elementi probatori, continuano a focalizzarsi sulla ricostruzione dei rapporti intercorrenti tra l’ex pm e gli indagati, alla ricerca di quei contatti che potrebbero confermare il sospetto di un illecito patto. La vicenda giudiziaria di Venditti rimane dunque aperta, con il suo doppio fronte: da un lato il capitolo legato al delitto di Garlasco, e dall’altro quello del peculato e della corruzione nell’ambito del sistema giudiziario pavese.

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