Fondi Pnrr per l'istruzione, la corsa contro il tempo per spendere 13 miliardi
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Redazione Interno
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Una massa critica di risorse, superiore ai venti miliardi di euro, rischia di non trasformarsi in servizi concreti per il sistema educativo nazionale. È quanto emerge, in maniera netta, dall'ultimo focus pubblicato dalla Fondazione Agnelli dal Titolo “Il Pnrr per l’Istruzione: a che punto siamo?”, il quale, elaborando i dati ufficiali aggiornati a metà ottobre, restituisce un quadro in chiaroscuro e segnato da ritardi preoccupanti. Con la scadenza del Piano fissata al giugno 2026, restano appena otto mesi per impegnare circa tredici miliardi, un'operazione che appare sempre più in salita considerando come, nell'ultimo semestre, l'incremento della spesa si sia attestato su un flebile 2,3%.
Le ombre sui cantieri e il nodo degli asili nido
La fotografia scattata dall'analisi, se da un lato testimonia l'imponenza degli stanziamenti, dall'altro ne rivela l'attuazione zoppicante, con una percentuale esigua di cantieri – appena il dieci per cento per quanto riguarda le strutture scolastiche, in particolare gli asili nido – che possono ragionevolmente sperare di concludersi entro la fatidica scadenza. Si tratta di un dato emblematico, che trova riscontro in diverse regioni, dove gli annunci di un potenziamento dell'offerta educativa si scontrano con la concretezza dei lavori fermi. In Emilia-Romagna, per fare un esempio, oltre duecento milioni destinati agli asili nido e alle scuole dell'infanzia devono ancora superare l'ostacolo progettuale, mentre nelle Marche, nonostante il "boom" annunciato di posti disponibili, l'avanzo materiale delle opere si arresta all'undici per cento.
Il caso Campania e la sfida della rendicontazione
Lo stesso meccanismo, d'altronde, si osserva in Campania, regione che è stata oggetto della più sa operazione di investimento pubblico per l'istruzione e la prima infanzia, con 705 milioni di euro stanziati. Anche in quel contesto, la traiettoria di spesa e realizzazione non sembra allinearsi con il cronoprogramma stringente imposto dall'Europa, lasciando intravedere il concreto pericolo di una dispersione di fondi senza precedenti. La situazione, del resto, non è ascrivibile a una singola area geografica ma riflette una difficoltà sistemica, quella di convertire rapidamente le intenzioni in cantieri aperti e, successivamente, in servizi erogati, un passaggio delicatissimo su cui si gioca l'intera partita del Pnrr.
La resa dei conti si avvicina
Il conto alla rovescia, ormai entrato nella sua fase più acuta, inizia dunque a produrre numeri che vanno al di là delle mere intenzioni, misurando la capacità effettiva della macchina amministrativa e progettuale del Paese. Quel che è certo, al di là delle singole cifre regionali, è che la tendenza registrata negli ultimi sei mesi non è sufficiente a colmare il gap esistente, rendendo gli obiettivi sempre più difficili da centrare. La mole di lavoro ancora da svolgere – che abbraccia la messa in sicurezza degli edifici, la costruzione di nuovi plessi, l'ampliamento dell'offerta per la prima infanzia e il rinnovamento degli atenei – richiederebbe un'accelerazione vistosa e immediata, la quale, al momento, non traspare dalle statistiche ufficiali.




