Fmi: «Ue sfiora la recessione, inflazione vicina al 5%»

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’analisi firmata da Alfred Kammer, capo del Dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale, restituisce un quadro tutt’altro che rassicurante per l’economia del Vecchio continente. Secondo il documento pubblicato sull’Imf Blog, l’Unione europea potrebbe «sfiorare la recessione» con un tasso d’inflazione destinato ad avvicinarsi pericolosamente alla soglia del 5%, una dinamica – sottolinea l’economista – dalla quale «nessun Paese europeo è immune». La situazione, va detto, non è paragonabile allo choc energetico del 2022, ma le sue radici affondano in un terreno altrettanto instabile: il conflitto in Medio Oriente e le tensioni che ne derivano, con particolare riguardo allo Stretto di Hormuz, stanno già penalizzando la crescita e alimentando le spinte recessive.

Uno choc diverso, ma non meno insidioso

Kammer ricorda che l’Europa si trova a «un bivio già noto», espressione con cui intende evocare la fragilità strutturale di un sistema economico esposto a forniture esterne di materie prime. Stavolta, però, lo shock energetico appare più contenuto rispetto a due anni fa, sebbene la sua natura sia potenzialmente più complessa da governare. Prima dell’escalation in Medio Oriente, le stesse previsioni del Fmi sarebbero state riviste al rialzo; oggi invece, con le rotte commerciali minacciate e i prezzi dell’energia di nuovo in salita, si registra un netto rallentamento della crescita. Nessuna nazione, neppure quelle tradizionalmente più resilienti come la Germania o i Paesi nordici, può considerarsi al riparo da una simile dinamica.

Politiche disciplinate contro le misure improvvisate

Nel suo intervento, il direttore del dipartimento europeo del Fmi mette in guardia da quelle che definisce «risposte imprudenti»: il blocco generalizzato dei prezzi o il taglio delle accise sui carburanti, secondo Kammer, rappresenterebbero soluzioni inefficienti, capaci di distorcere i mercati senza risolvere le cause profonde della crisi. La regione, scrive, «deve rispondere agli shock energetici con politiche disciplinate che tutelino le fasce vulnerabili e rafforzino la resilienza». Un passaggio, quest’ultimo, che assume un peso particolare se letto alla luce delle differenti capacità fiscali dei singoli Stati: l’Italia e la Francia – si legge nell’analisi – dispongono di uno «spazio di manovra» assai limitato per attuare interventi anticiclici, circostanza che le rende più esposte agli effetti di una prolungata fase di rincari.

Lo spettro dell’inflazione e la fragilità dell’architettura europea

Con l’inflazione che si avvicina al 5%, le ripercussioni sulla domanda interna sarebbero immediate: potere d’acquisto in calo, investimenti frenati e una crescente difficoltà per le banche centrali, già alle prese con il delicato equilibrio tra il contenimento dei prezzi e la necessità di non soffocare l’attività economica. Kammer non entra nel merito di specifiche misure nazionali, ma insiste sulla necessità di proteggere i più deboli – famiglie a basso reddito, piccole imprese energivore – senza ricorrere a sussidi indiscriminati. La sua analisi, del resto, tratteggia uno scenario in cui l’intera architettura europea della crescita appare sospesa tra un passato di crisi energetiche e un futuro reso incerto dalla geopolitica. E la chiusura virtuale dello Stretto di Hormuz, ipotesi sempre meno remota, sarebbe in grado di far precipitare la situazione ben oltre la «soglia di sfioramento» della recessione.

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