Cent’anni di Camilleri, un autore che vive più in televisione che nei libri
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Andrea Camilleri, che avrebbe compiuto cent’anni il prossimo 6 settembre, è un nome noto all’85% degli italiani, una popolarità straordinaria che, stando ai dati di una ricerca commemorativa, deve però il suo successo più allo schermo che alla pagina scritta. È infatti attraverso i suoi adattamenti televisivi e cinematografici – che raggiungono il 62% del pubblico – che il creatore del commissario Montalbano si è impresso nell’immaginario collettivo, mentre la lettura dei suoi romanzi, seppur robusta con un 40%, si attesta su una cifra inferiore.
Questa diffusione per via visiva, che ha portato i paesaggi e i volti della sua Sicilia inventata in ogni casa, non ha però offuscato la potenza della sua scrittura, la cui eredità linguistica è oggi più viva che mai. Il suo linguaggio, una personalissima alchimia di italiano e siciliano, è stato infatti il vero protagonista di una recente presentazione alla Gam di Palermo del libro "Le parole di Camilleri", edito da Repubblica. In quell’occasione, il linguista Franco Lo Piparo, pur sorridendo all’idea di un “Camilleri del Terzo millennio”, ne ha riconosciuto la portata rivoluzionaria, un tema dibattuto in un evento corale che ha riunito studiosi e appassionati.
A riaccendere l’interesse per la sua prosa così peculiare contribuiscono ora anche gli audiolibri, i quali, riproponendo la sonorità delle sue parole, stanno suscitando una rinnovata curiosità verso i dialetti e le loro potenzialità narrative. Si tratta di un canale che, sebbene moderno, sembra perfettamente in linea con la natura oralmente espressiva dell’autore di Vigàta, la cui ultima opera fu concepita proprio attraverso la voce.




