La fiera dei libri e il dibattito sulla censura: a "Più libri più liberi" si confrontano le idee
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Redazione Interno
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L'atmosfera nella prima giornata di "Più libri più liberi", la fiera nazionale della piccola e media editoria romana, è stata contraddistinta da un particolare fermento, che ha visto uno degli stand più visitati essere quello della casa editrice Passaggio al Bosco. Nonostante un clima non completamente disteso, caratterizzato da un rafforzamento della sorveglianza privata e da sporadici tentativi di provocazione, l'interesse dei visitatori, mosso da una genuina curiosità, ha finito per prevalere e diluire le tensioni. L'evento, che si propone come un palcoscenico privilegiato per il pluralismo delle voci editoriali, si è dunque trovato al centro di un acceso dibattito che precedeva il suo stesso inizio, sollevando questioni fondamentali sui limiti della libertà di espressione e sulla natura stessa di un confronto culturale, il quale, per sua definizione, non dovrebbe ammettere esclusioni preventive.
Il ministro Giuli cita Cacciari: "Non assentarsi dal dibattito"
Sulla polemica è intervenuto direttamente il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, il quale ha espresso una posizione chiara, dichiarando di condividere l'impostazione dell'Associazione Italiana Editori. "Mi piace citare Cacciari", ha affermato Giuli, sottolineando come "si possa giudicare nel peggiore dei modi o inaccettabile un punto di vista di un editore, quale che esso sia, però la risposta più giusta è non censurare e non assentarsi dal dibattito pubblico". Il ministro ha precisato che questo principio vale anche qualora il dibattito si concretizzi in una contestazione, purché essa rimanga entro i limiti dell'ordine e delle regole stabilite. La sua riflessione, che invita a confrontarsi anche con le posizioni più avversate, si è posta come argine a quelle dinamiche di ostracismo che, secondo alcuni osservatori, rischiano di impoverire il discorso pubblico.
Le reazioni e la scelta di alcuni autori
La decisione di includere Passaggio al Bosco nel panorama degli espositori non è passata inosservata e ha generato reazioni diametralmente opposte. Da un lato, c'è chi ha denunciato la presenza di una casa editrice accusata, da più parti, di distribuire testi che glorificano figure e ideologie nazifasciste e antisemite. Dall'altro, numerosi commentatori hanno visto in queste proteste l'ennesimo segno di una deriva bigotta, la quale, rispondendo a una destra spesso tacciata di carenza intellettuale, finirebbe per rinunciare essa stessa al terreno del confronto delle idee. Tra le conseguenze più eclatanti della disputa vi è stata la defezione del fumettista Zerocalcare, il quale, attraverso un video e un post su Instagram, ha annunciato la sua decisione di non partecipare a questa edizione della fiera, in segno di dissenso.
Un principio cardine messo alla prova
La vicenda, al di là delle singole posizioni, riporta l'attenzione su un principio cardine spesso evocato ma altrettanto spesso messo in discussione dalla pratica: quello per cui il piano della cultura e delle idee, per quanto alcuni possano ritenerlo ripugnante, non dovrebbe mai essere oggetto di discriminazione o di censura preventiva. L'episodio di "Più libri più liberi" si inserisce in un solco ormai familiare, dove non sembra passare evento culturale senza che si debba assistere a proteste contro la presenza di qualcuno ritenuto indegno. La fiera romana, con il suo successo di pubblico e le sue inevitabili tensioni, si configura quindi come un microcosmo in cui si sperimentano i confini, sempre mobili e controversi, tra il diritto alla libera espressione e la necessità di tracciare linee di non oltrepassabilità in una società democratica.




