La notte dei coltelli a Fano, il giovane Rafi e quella rabbia diventata furia omicida

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La luce è rimasta accesa. Al piano di sopra, in quella stanza che ancora porta i segni di una violenza inaudita, una lampadina – spenta forse per dimenticanza o forse perché nessuno ha più avuto il coraggio di entrare – illumina la finestra anche in pieno giorno. Si vede dal basso, percorrendo via XII Settembre a Fano, e quel alone giallastro sembra l’unico tentativo, muto e disperato, di fare chiarezza su ciò che è accaduto nella notte tra lunedì dell’Angelo e martedì. I carabinieri hanno sigillato l’abitazione con il nastro biancorosso, eppure la casa, quasi con ostinazione, continua a tenere accesa la sua testimonianza.

L’aggressione nel cuore della notte

Rientrato poco prima delle 3.30, Rafi Md – ventunenne di origine bangladese, operaio in una fabbrica di Bellocchi – ha impugnato più coltelli, trasformando il rientro in casa in un massacro annunciato solo da pochi, forse nessuno. I colpi, ripetuti e insistiti, si sono prima abbattuti sul fratello minore di sedici anni, poi sui genitori accorsi nel tentativo di dividere i due. Nessuna scena del crimine, per quanto ricostruita con precisione dai militari, restituisce interamente la furia di quei momenti: la violenza non è stata un atto impulsivo e isolato, ma una scarica prolungata, quasi meccanica. Lo stesso giovane, una volta fermato, ha confessato senza esitazione: «Sono stato io». Eppure, quella prontezza nell’ammissione non ha spento gli interrogativi sulle ragioni profonde.

Il ritratto di un giovane isolato e la versione degli avvocati

Dalle testimonianze raccolte tra i vicini – che lo descrivono come un ragazzo che entrava e usciva di casa senza concedere confidenza – e dai racconti dei parenti più stretti, emerge il profilo di un giovane in difficoltà. Un cugino lo ha definito «fuori controllo per colpa dell’alcol», aggiungendo che Rafi coltivava una rabbia repressa, specialmente nei confronti del padre. Quest’ultimo, a detta di molti, sembrava preferire il fratello minore, un ragazzo modello, alimentando così un risentimento silenzioso ma profondo. Nelle riunioni familiari, durante le feste, Rafi preferiva stare per conto suo: un’abitudine che ora, alla luce dei fatti, assume i contorni di un campanello d’allarme ignorato. I suoi legali, gli avvocati Andrea Floriani e Marco Baietta, hanno però fornito una chiave di lettura differente rispetto a quella di una lite degenerata. Secondo la loro ricostruzione, non ci sarebbe stato alcun litigio preliminare tra fratelli, bensì un raptus improvviso, conseguenza diretta dei maltrattamenti che il ragazzo avrebbe subito per anni proprio dal padre. Una versione, quest’ultima, che sposta il baricentro della vicenda dalla gelosia fraterna a una presunta violenza domestica cronica.

Sviluppi giudiziari e il carcere di Villa Fastiggi

Rafi Md è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio aggravato nei confronti dei tre familiari. Domani, alle 12, nel carcere circondariale pesarese di Villa Fastiggi, si terrà l’interrogatorio di garanzia: un passaggio cruciale in cui il giovane – che a giorni compirà ventun anni – potrà fornire la propria versione dei fatti davanti al giudice. L’abitazione di famiglia, disposta su due piani nella zona della stazione di Fano, resta sotto sequestro. Gli investigatori stanno ancora vagliando i telefoni e gli eventuali messaggi scambiati nelle ore precedenti l’aggressione, nella speranza di ricostruire gli ultimi istanti prima che la furia prendesse il sopravvento. Nessuna ipotesi è al momento esclusa, eppure gli elementi raccolti finora restituiscono l’immagine di un ragazzo che, dentro quelle mura, aveva imparato a non chiedere aiuto.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.