Bellavite difende la sua nomina nel Nitag: "Non sono no vax, ma alcuni vaccini sono inutili"

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La nomina di Paolo Bellavite ed Eugenio Serravalle nel Gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni (Nitag) ha scatenato un acceso dibattito, sollevando critiche da parte di scienziati, associazioni e persino del premio Nobel Giorgio Parisi. Bellavite, ematologo in pensione e docente di Fisiopatologia alla Scuola di medicina omeopatica di Verona, ha respinto le accuse di essere contrario ai vaccini, definendole "strumentali".

"Un dibattito scientifico non funziona così", ha affermato Bellavite in un'intervista al Secolo d’Italia, sottolineando che la sua posizione non è quella di un "no vax", ma piuttosto di chi ritiene che "alcuni vaccini siano inutili". Sul Green Pass, poi, non ha usato mezzi termini: "Un imbroglio", ha dichiarato, riaccendendo polemiche che sembravano sopite.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Corinna Verniani, attivista per i diritti dei più fragili, ha inviato una pec al ministro della Salute Orazio Schillaci, accusandolo di mettere a rischio la salute pubblica. "Lei, signor ministro, espone me, le mie figlie e i miei cari a un pericolo reale", ha scritto, denunciando come la scelta dei due esperti possa favorire "millantatori di pratiche pseudoscientifiche".

A sostegno delle proteste è sceso in campo anche Giorgio Parisi, che ha appoggiato una petizione promossa dal Patto trasversale per la scienza (Pts), già firmata da oltre 16mila persone. Gli esperti chiedono la revoca delle nomine, sostenendo che "nell'interesse del bene comune" il Nitag debba essere guidato da "principi scientifici incontrovertibili".

La questione, però, non si limita a uno scontro tra posizioni opposte. Quello che emerge è un conflitto più ampio sul metodo, sul ruolo della scienza nelle decisioni pubbliche e su chi abbia l’autorità per definire cosa sia "evidence-based". Mentre Bellavite insiste sulla necessità di "discutere senza pregiudizi", i suoi critici ribattono che certe tesi, ormai ampiamente confutate, non meritino più spazio in un organismo consultivo.

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