Bufera sulle nomine al comitato vaccini: il ministro Schillaci sceglie Bellavite e Serravalle, scoppia la polemica

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il rinnovo del Nitag, il comitato tecnico consultivo del ministero della Salute che si occupa di vaccinazioni, ha riacceso un dibattito già carico di tensioni. Tra i 22 membri designati dal ministro Orazio Schillaci, due nomi hanno suscitato reazioni accese: quelli di Paolo Bellavite, professore di patologia generale, ed Eugenio Serravalle, pediatra. Entrambi, nel corso degli anni, hanno espresso posizioni critiche rispetto alle politiche vaccinali adottate in Italia, allineandosi a un approccio più cauto, comune in altri Paesi europei.

La loro inclusione è stata interpretata da una parte del mondo scientifico come una provocazione. Il Patto trasversale per la scienza (Pts), sostenuto da oltre 16mila firme e dall’endorsement pubblico del premio Nobel Giorgio Parisi, ha inviato una lettera a Schillaci chiedendo la revoca delle nomine "nell’interesse del bene comune e in osservanza ai principi scientifici". Secondo gli esponenti del Pts, la presenza di Bellavite e Serravalle minerebbe la credibilità del comitato, organismo che dovrebbe basarsi su evidenze incontestabili.

Non mancano, però, voci discordanti. Chi difende i due medici sottolinea come il loro scetticismo non sia rivolto alle vaccinazioni in sé, ma a specifiche scelte di sanità pubblica, frutto di valutazioni cliniche e dati scientifici. "Criticare una politica vaccinale non significa essere no vax", osserva chi li conosce da anni, ricordando che entrambi hanno sempre operato nell’ambito della medicina ufficiale.

La polemica ha travalicato i confini accademici, coinvolgendo anche i cittadini. Corinna Verniani, attivista nota per le sue battaglie a tutela dei più fragili, ha inviato una pec al ministro accusandolo di mettere a rischio la salute pubblica. "Lei espone me, le mie figlie e i miei cari a un pericolo reale", ha scritto, denunciando una presunta legittimazione di "pratiche pseudoscientifiche".

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