Dazi Usa-Cina, scambio di colpi: Trump pubblica video dell'attacco in Yemen mentre Pechino alza la posta
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Redazione Esteri
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Mentre i mercati tremano e le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina raggiungono livelli senza precedenti, Donald Trump ha scelto di alimentare la polemica con un gesto plateale: sul suo social network Truth è apparso un video, in bianco e nero e ripreso dall’alto, che mostra un attacco aereo americano nello Yemen. Le immagini, che sembrano provenire da un drone militare, ritraggono un gruppo di persone radunate lungo una strada, colpite da un bombardamento. Sebbene non vi siano conferme ufficiali, si presume che tra le vittime vi siano decine di combattenti Houthi.
La mossa arriva nel momento in cui entrano in vigore i nuovi dazi statunitensi del 10% su gran parte delle importazioni, attivati un minuto dopo la mezzanotte di sabato, ora di Washington. Una misura che, escludendo alcuni prodotti specifici, si aggiunge alle tariffe già annunciate nei giorni scorsi, scatenando il panico nelle borse mondiali. La risposta cinese non si è fatta attendere: Pechino ha replicato con controdazi del 34% sulle merci americane, in vigore dal 10 aprile, definendo la mossa di Trump "bullismo commerciale".
La guerra delle tariffe, però, non si limita a uno scambio di percentuali. La Cina ha inasprito la sua offensiva inserendo undici aziende statunitensi nella lista nera delle "entità inaffidabili", vietando loro qualsiasi rapporto commerciale con imprese cinesi, mentre altre sedici società americane non potranno più acquistare beni a duplice uso. Inoltre, Pechino ha bloccato l’export di sette terre rare e sospeso l’import di alcuni prodotti agricoli e avicoli, colpendo settori sensibili per l’economia statunitense.
L’Europa, intanto, si trova stretta tra due fuochi. Se da un lato Bruxelles cerca di evitare un’escalation che potrebbe danneggiare le esportazioni continentali, dall’altro non può ignorare la possibilità che la Cina cerchi alleati tra i Paesi Ue e asiatici per isolare gli Stati Uniti. Quello che era iniziato come uno scontro bilaterale rischia di trasformarsi in una crisi globale, con ripercussioni ancora difficili da calcolare.




