Usa-Cina, tregua di 90 giorni sui dazi mentre Trump accusa l'Europa: «Più cattiva di Pechino»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’accordo raggiunto a Ginevra tra Stati Uniti e Cina, dopo due giorni di negoziati serrati, ha portato a una temporanea riduzione dei dazi doganali, con Washington che abbassa le aliquote dal 145% al 30% e Pechino dal 125% al 10%. Una tregua commerciale di 90 giorni che, sebbene non risolutiva, ha già avuto effetti immediati: dalle navi cargo cinesi ripartite verso i porti americani al rimbalzo dei mercati finanziari, con il Nasdaq che ha chiuso in rialzo del 4,3%. «Nessuna delle due parti vuole un decoupling economico», ha dichiarato il segretario del Tesoro americano Scott Bessent, sottolineando la volontà comune di raggiungere un commercio «più equilibrato».

Mentre gli analisti rivedono al rialzo le previsioni di crescita per la Cina, alcuni segnali contraddittori emergono dai mercati asiatici: il Nikkei sale dell’1,8%, ma Hong Kong perde terreno e Shanghai stenta a decollare. Intanto, i futures sul Nasdaq registrano un lieve calo, segno che l’ottimismo non è del tutto consolidato. Kenneth Rogoff, economista di Harvard ed ex capo del Fmi, critica duramente l’amministrazione Trump: «Ha capitolato senza ottenere nulla», afferma, prevedendo che i veri problemi per i mercati potranno emergere a lungo termine.

Nel frattempo, il presidente americano ha spostato l’attenzione sull’Europa, definendola «più cattiva della Cina» in materia di squilibri commerciali. Una mossa che lascia intendere come, nonostante la pausa con Pechino, la guerra dei dazi non sia affatto archiviata. Le aziende statunitensi, dal canto loro, sfrutteranno questi tre mesi per riorganizzare le catene di approvvigionamento, mentre i consumatori si interrogano sull’impatto che la riduzione delle tariffe avrà sui prezzi di prodotti come iPhone e automobili

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