Tumbler Ridge, la strage e il profilo dell’attentatrice: Jesse Van Rootselaar, diciottenne transgender che sei anni fa aveva iniziato la transizione
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Redazione Esteri
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Il Corpo senza vita di Jesse Van Rootselaar, questo il nome della presunta autrice della strage di Tumbler Ridge, giaceva tra i banchi della scuola secondaria che lei stessa aveva abbandonato quattro anni prima, e la Gendarmeria reale del Canada non ha esitato, nel corso della conferenza stampa tenuta dal vicecommissario Dwayne McDonald, a fornire un quadro anagrafico e clinico preciso della giovane, nata biologicamente maschio e identificatasi come donna, tanto pubblicamente quanto socialmente, a partire dall’età di dodici anni, quando aveva intrapreso le terapie ormonali per la transizione di genere -1-8.
L’intervento armato, che ha portato il Paese a contare il secondo piú grave massacro scolastico della propria storia dopo la strage del Politecnico di Montréal del 1989, ha visto il dispiegamento di risorse imponenti per una comunità di appena duemilaquattrocento anime – duemilaquattrocento anime che il sindaco Darryl Krakowka, intervistato a poche ore dalla fine del blocco, si è rifiutato di definire «residenti», preferendo chiamarli «famiglia» -3-10.
La dinamica degli omicidi e la scoperta della seconda scena del crimine
Non è stata soltanto l’istituto scolastico, quello stesso istituto che Jesse Van Rootselaar aveva lasciato al settimo grado, il teatro della violenza: gli agenti, penetrati nell’edificio pochi minuti dopo la chiamata giunta alle 13 e 20, hanno infatti rinvenuto i corpi senza vita di sei persone all’interno della scuola – tra i quali, stando alle ricostruzioni fornite dai media locali, figurano una docente e cinque studenti di età compresa tra i dodici e i tredici anni, questi ultimi sorpresi nella biblioteca –, mentre una settima vittima è deceduta a bordo dell’ambulanza che la stava trasportando verso il centro traumatologico piú vicino -2-8.
Ma è stata la perquisizione condotta nelle ore immediatamente successive a rivelare l’esistenza di un secondo luogo del dolore: una residenza privata nelle vicinanze del liceo, all’interno della quale gli inquirenti hanno trovato i cadaveri della madre dell’attentatrice, Jennifer Strang, e del fratellastro di lei, entrambi uccisi prima che la diciottenne si dirigesse verso l’edificio scolastico armata di fucile -8. L’ipotesi investigativa, suffragata dalla sequenza temporale degli eventi, delinea un percorso omicidiario che dalla casa familiare si è propagato verso la comunità, quasi che l’autrice avesse voluto consumare una vendetta privata per poi trasformarla in pubblica ecatombe.
I precedenti con la giustizia e il possesso delle armi
La famiglia Van Rootselaar, come emerso dagli archivi giudiziari consultati dalla CBC, conduceva un’esistenza definita «quasi nomade» e le forze dell’ordine, negli anni antecedenti la sparatoria, avevano avuto numerosi motivi per varcare la soglia di quella casa: il vicecommissario McDonald ha confermato che gli agenti erano intervenuti in molteplici occasioni per «preoccupazioni legate alla salute mentale» della ragazza e che, in un’operazione risalente a un paio d’anni fa, alcune armi da fuoco erano state sequestrate in applicazione del codice penale canadese, salvo poi essere restituite al legittimo proprietario – non si sa se la madre o altra figura convivente – che ne aveva fatto richiesta -8.
Paradossalmente, la stessa Van Rootselaar risultava titolare di una licenza per il porto d’armi, scaduta nel 2024, e nessun ordigno risultava formalmente registrato a suo nome, circostanza che getta ombre sulla provenienza dell’arma effettivamente utilizzata martedí e sulla facilità con cui, nonostante la normativa canadese tra le piú restrittive al mondo per quanto concerne il divieto di vendita di armi d’assalto e il congelamento del mercato delle pistole semiautomatiche, un’adolescente abbia potuto impugnare un fucile e fare fuoco -8.
La reazione istituzionale e la sospensione della missione diplomatica
Il primo ministro Mark Carney, insediatosi da poche settimane alla guida del governo liberale dopo aver raccolto l’eredità di Justin Trudeau, ha immediatamente diramato una nota ufficiale in cui esprimeva sgomento e vicinanza alle famiglie, dichiarandosi «devastato» e definendo gli accadimenti «atti di violenza orribili»; il suo staff ha comunicato che il viaggio programmato alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, dove Carney avrebbe dovuto incontrare i leader internazionali per discutere della difesa collettiva e della sovranità artica, è stato temporaneamente sospeso per consentire al capo dell’esecutivo di seguire personalmente l’evolversi della situazione -4-5-9.
Sospensione della missione diplomatica a parte, ciò che ha colpito gli osservatori è stata la scelta della polizia di rendere nota l’identità di genere di Jesse Van Rootselaar: una scelta che, se da un lato rispondeva a un dovere di trasparenza informativa, dall’altro – come hanno notato i rappresentanti delle associazioni per i diritti delle persone transgender, Marni Panas in testa – ha immediatamente innescato un cortocircuito mediatico, trasformando un fatto di cronaca nera in un terreno di scontro politico-ideologico, con commentatori conservatori statunitensi e canadesi pronti a proclamare l’esistenza di un’inesistente «epidemia di violenza transgender» -1.
La dinamica della sopravvivenza raccontata dagli studenti
Mentre la polizia scientifica isolava tracce biologiche e reperti balistici, Darian Quist, studente all’ultimo anno, raccontava ai microfoni della CBC le due ore e mezza trascorse dietro una barricata improvvisata di banchi e sedie, in un’aula trasformata in fortino: «Ricevevo foto da ciò che stava accadendo fuori, sembrava di stare in un posto che avevo visto solo attraverso lo schermo di una televisione», ha dichiarato il ragazzo, la cui madre Shelley ha ascoltato in diretta telefonica i poliziotti sfondare la porta dell’aula per trarre in salvo i ragazzi -3-9. La signora Quist, che lavora all’ospedale a poca distanza, ha detto di essersi trattenuta a fatica dall’irrompere lei stessa nella scuola, trattenuta dai colleghi mentre dalla finestra vedeva gli agenti inginocchiati con le armi spianate nel parcheggio.
L’intera cittadina di Tumbler Ridge, avvolta nel silenzio interrotto soltanto dal ronzio degli elicotteri e dal crepitio delle radio della polizia, ha atteso per ore la fine dell’incubo, e quando il coprifuoco è stato revocato, alle 17 e 45, gli abitanti si sono riversati davanti all’istituto per una veglia silenziosa, illuminata dalla fiamma tremolante delle candele, mentre il consigliere comunale Chris Norbury rammentava a chiunque volesse ascoltare che lí, sulle Montagne Rocciose, non si era mai vista violenza simile, perché quella era una terra in cui non si chiudevano nemmeno le porte a chiave -9-10.




