La polizia canadese identifica la responsabile della strage di Tumbler Ridge: è Jesse Van Rootselaar, diciottenne transgender che aveva lasciato la scuola quattro anni fa.

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il freddo pomeriggio del 10 febbraio 2026, nella contea di Peace River, ai margini delle Montagne Rocciose, le strade di Tumbler Ridge si sono trasformate in un set di cinegiornale di guerra: auto della polizia a bloccare gli incroci, un elicottero in volo radente sopra l’edificio della secondaria e un conto dei feriti che saliva di ora in ora insieme alla paura di genitori tenuti barricati in casa per oltre tre ore. La Royal Canadian Mounted Police, nel corso della conferenza stampa tenuta a Surrey ventiquattr’ore dopo l’attacco, ha fornito l’identità della persona ritenuta responsabile dell’irruzione nell’istituto e dell’uccisione di otto persone, prima di rivolgersi l’arma contro. Si tratta di Jesse Van Rootselaar, diciottenne residente nella stessa piccola comunità, la quale — hanno precisato gli investigatori — pur essendo stata assegnata al sesso maschile alla nascita, si identificava pubblicamente e socialmente come donna e aveva intrapreso un percorso di transizione ormonale circa sei anni fa. Un’informazione, quella relativa all’identità di genere, che il vicecommissario Dwayne McDonald ha dichiarato di divulgare nel rispetto dell’autodeterminazione della sospettata; lo stesso principio, ha aggiunto, seguono gli agenti quando trattano il caso e la documentazione ufficiale.

Il killer era già noto alle forze dell’ordine per precedenti interventi legati alla salute mentale e al possesso di armi.

La ricostruzione fornita dalla polizia a cavallo tra l’11 e il 12 febbraio delinea una sequenza che ha dell’incredibile per la ferocia e la freddezza con cui è stata eseguita. Van Rootselaar, secondo quanto accertato, avrebbe fatto irruzione nell’abitazione familiare intorno alle ore 14:20, uccidendo la madre, Jennifer Strang, di trentanove anni, e il fratellastro undicenne; successivamente, percorrendo i due chilometri che separano la casa dalla scuola, sarebbe entrata nell’edificio scolastico armata di un fucile a canna lunga e di una pistola modificata – nessuna delle due, hanno puntualizzato gli inquirenti, risultava registrata a suo nome – aprendo il fuoco negli ambienti comuni e nella biblioteca. Il bilancio definitivo, rettificato mercoledì pomeriggio dopo che inizialmente si era temuta una decima vittima trasportata in condizioni disperate, parla di tre studentesse dodicenni, due studenti di dodici e tredici anni e un’educatrice di trentanove anni deceduti all’interno dell’istituto, a cui si aggiungono i due familiari della sospettata e la stessa Van Rootselaar, trovata senza vita per una ferita autoinflitta. Altre ventisette persone sono rimaste ferite, due delle quali in modo grave e successivamente elitrasportate in strutture specializzate.

Una licenza per detenere armi scaduta nel 2024 e sequestri già avvenuti in passato nella residenza familiare.

Dagli atti dell’inchiesta emergono elementi che gli investigatori della sezione omicidi stanno ora cercando di concatenare in un disegno coerente, se mai un disegno coerente può essere estratto da un massacro. La famiglia Van Rootselaar era già stata oggetto di attenzione da parte delle autorità: la polizia aveva visitato la residenza in più occasioni negli ultimi due anni per richieste di intervento legate a crisi di natura psichiatrica e, in almeno un episodio, erano state sequestrate alcune armi; il legittimo proprietario, tuttavia, ne aveva successivamente reclamato la restituzione attraverso i canali previsti dalla legge, ottenendola. La stessa Jesse Van Rootselaar era titolare di una licenza federale per minori che le permetteva di utilizzare armi non soggette a restrizione, un permesso risultato scaduto nel 2024 e mai rinnovato. Un particolare, quest’ultimo, che apre interrogativi sulla provenienza degli ordigni utilizzati martedì e che, nelle intenzioni della procura, potrebbe configurare ipotesi di negligenza nella custodia o, alternativamente, di elusione dei controlli.

Un’adolescenza nomade tra province e un progressivo isolamento dal contesto scolastico e sociale.

Documenti depositati presso la Corte Suprema della Columbia Britannica e risalenti al 2015 tratteggiano il profilo di una infanzia e preadolescenza segnate da spostamenti continui tra Terranova, Powell River e la stessa Tumbler Ridge; il giudice Anthony Saunder, in un provvedimento relativo all’affidamento, descriveva i figli della Strang alle prese con una vita quasi nomade, priva di radicamento territoriale. Quattro anni prima della sparatoria, Van Rootselaar aveva abbandonato la frequenza scolastica, ritirandosi in un isolamento di cui i vicini, interrogati nei giorni successivi, riferiscono una percezione solo parziale, fatta di poche apparizioni pubbliche e di una presenza quasi esclusivamente digitale. Un canale YouTube oggi rimosso, ma del quale rimane traccia in un vecchio post della madre, documentava un interesse precoce per le armi, la caccia e le tecniche di sopravvivenza. Interessi che l’allora tredicenne – siamo nel 2021 – condivideva sotto il nome di Jesse Strang, prima dell’adozione formale del cognome Van Rootselaar.

I messaggi di cordoglio delle istituzioni e la revisione del bilancio delle vittime a seguito delle cure intensive.

Mentre i residenti, quelli che il sindaco Darryl Krakowka continua a chiamare “famiglia” e non elettori, hanno iniziato a depositare fiori e peluche davanti ai cancelli della scuola, il primo ministro Mark Carney ha disposto l’abbassamento delle bandiere sugli edifici governativi per sette giorni e i lavori della Camera dei Comuni sono stati aperti da un minuto di silenzio. La macchina del sostegno psicologico si è messa in moto con l’invio di counsellor specializzati in traumi, mentre i vertici della polizia hanno corretto il tiro sul numero dei decessi: una delle ferite, creduta morta durante il trasporto, è in realtà sopravvissuta ed è ora ricoverata in condizioni definite serie ma stabili. Correzione che ha ridotto da dieci a nove il conto ufficiale dei morti, inclusa l’autrice. Di lei, la polizia non ha reso noto se abbia lasciato scritti o messaggi a chiarimento di un gesto che, per la comunità rurale e per il paese intero, rimane avvolto in quella opacità del non senso tipica delle stragi scolastiche – quelle che, fino a martedì, i canadesi erano abituati a vedere solo attraverso gli schermi delle televisioni americane.

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