Garlasco, il giallo delle tracce sparite: solo foto del dna sulle unghie di Chiara
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Redazione Interno
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A distanza di 18 anni dal delitto di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, la riapertura delle indagini riporta alla luce un enigma che sembrava sepolto: quello dei reperti scomparsi. Tra questi, il dna rinvenuto sulle unghie della vittima, di cui oggi restano soltanto immagini fotografiche. Un vuoto che, se da un lato complica il lavoro degli inquirenti, dall’altro potrebbe offrire un appiglio alla difesa di Alberto Stasi, condannato in primo grado e in appello all’ergastolo per l’omicidio della fidanzata.
La nuova inchiesta, avviata dopo anni di pressioni da parte della famiglia Poggi, si scontra con un problema fondamentale: l’assenza di materiale biologico ancora analizzabile. Alcune tracce, infatti, non furono mai esaminate nonostante le richieste dei parenti della vittima, mentre altre – come quelle custodite nel Dipartimento di medicina legale di Pavia e presso i carabinieri di Milano – saranno consegnate solo il 12 giugno. Resta il fatto che, senza i reperti originali, ogni verifica diventa un’impresa.
La questione solleva interrogativi più ampi, legati alla gestione delle prove nel sistema giudiziario italiano. Giuseppe Gennari, giudice del Tribunale di Milano ed esperto di genetica forense, sottolinea come «i magistrati non siano preparati a maneggiare i progressi della scienza», rischiando così di compromettere sia i diritti degli imputati sia l’affidabilità del processo. Un monito che, nel caso di Garlasco, assume un peso particolare: se le nuove tecnologie potrebbero infatti aiutare a far luce su aspetti rimasti oscuri, la loro applicazione si scontra con l’assenza dei campioni originali.




