Electrolux, il confronto al Mimit si arena sui costi: «L’azienda non ha aperto»

Electrolux, il confronto al Mimit si arena sui costi: «L’azienda non ha aperto»
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Redazione Economia Redazione Economia   -   La lavasciuga prodotta a Porcia sconta un gap competitivo di 32 euro contro lo stesso elettrodomestico realizzato in Asia; per il frigorifero di Susegana si sale a 46 euro, mentre per i piani a gas di Forlì e per i forni il divario si riduce rispettivamente a 9,3 e 9,6 euro. Sono questi, in estrema sintesi, i numeri che hanno segnato il primo confronto tecnico tra la direzione di Electrolux, le organizzazioni sindacali e il ministero delle Imprese e del Made in Italy, convocato per entrare nel merito della vertenza che coinvolge gli stabilimenti italiani del gruppo.

Un appuntamento atteso, quello romano, che però si è chiuso senza che venisse imboccata una strada capace di portare a una svolta, lasciando sul tavolo la pesante ipoteca dei 1.719 posti di lavoro a rischio e la chiusura di un impianto.

Il tavolo tecnico e i numeri del confronto

L'incontro, che ha impegnato le parti per oltre tre ore, ha visto una delegazione sindacale composta da una quarantina di persone, tra coordinamento Rsu, segretari nazionali e territoriali di Fim, Fiom e Uilm, oltre a rappresentanti dell'Ugl. Dall'altra parte del tavolo, la proprietà era rappresentata dalla dottoressa Marzia Segato, responsabile delle risorse umane e relazioni industriali del gruppo, affiancata da altri dirigenti dell'area Hr e dal direttore della fabbrica di Solaro; presenti anche alcuni funzionari del ministero.

L'analisi dei costi di produzione ha offerto una fotografia impietosa della competitività degli stabilimenti italiani, con un differenziale che, sebbene vari a seconda della tipologia di prodotto, rappresenta un ostacolo oggettivo nelle strategie industriali del gruppo. Il dato relativo alla lavasciuga di Porcia e al frigorifero di Susegana, in particolare, evidenzia uno scarto significativo che, nelle intenzioni dell'azienda, giustificherebbe un intervento strutturale sulla rete produttiva nazionale.

La posizione dei sindacati e le reazioni

Al termine del confronto, la fumata è apparsa decisamente grigia e la delusione, specie tra le file della Fiom-Cgil, è stata palpabile. Barbara Tibaldi, segretaria nazionale della Fiom e responsabile del settore elettrodomestici, ha espresso una forte insoddisfazione per l'andamento del dialogo, sottolineando come dal primo tavolo di approfondimento al Mimit "non siano emerse aperture rilevanti da parte dell'azienda alle richieste dei sindacati", richieste che avevano trovato peraltro il sostegno delle istituzioni locali e dello stesso ministro Adolfo Urso.

L'accusa, insomma, è quella di una chiusura sostanziale da parte della multinazionale svedese, che secondo i rappresentanti dei lavoratori non avrebbe mostrato alcuna flessibilità sulle questioni centrali della vertenza, limitandosi a esporre i dati sui costi senza per questo aprire a concrete ipotesi alternative ai piani di ristrutturazione.

Il caso dei contratti e la tensione interna

A complicare ulteriormente il clima, all'interno della fabbrica è scoppiato un caso legato alla tornata di proroghe dei contratti per i terminalisti. Su quarantotto rinnovi complessivi, due non sono stati confermati: uno per il raggiungimento del limite massimo di proroghe previsto dalla legge, l'altro che ha invece scatenato la reazione sindacale. A vedere respinta la richiesta di rinnovo è stato infatti Alessandro Tontoni, 36 anni, laureato in Lingue e operaio terminalista ai piani cottura.

Per lui, e per le organizzazioni sindacali che si sono immediatamente mobilitate con uno sciopero di tre ore e quarantacinque minuti, la decisione dell'azienda avrebbe una natura chiaramente ritorsiva, legata alla sua partecipazione attiva alle iniziative di protesta organizzate durante le settimane calde della vertenza sul futuro dello stabilimento. Un episodio che ha ulteriormente inasprito gli animi e che rischia di allontanare le parti proprio nel momento in cui sarebbe più necessario un confronto costruttivo per scongiurare il piano di chiusure e licenziamenti.

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