Risarcimento da 630mila euro alla famiglia del 14enne morto sulla pista da slittino
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Redazione Interno
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Si è conclusa, dopo un iter giudiziario durato oltre tredici anni, la vicenda risarcitoria legata alla morte di Romano Campiti, il ragazzo romano di soli 14 anni che perse la vita, nel marzo del 2012, schiantandosi contro un albero mentre percorreva in slittino la discesa della Croda Rossa a Sesto Pusteria, sulle Dolomiti. Il tribunale di Bolzano ha infatti disposto, nel quadro della causa civile, un indennizzo complessivo di 630mila euro a favore dei familiari, quantificato, come spesso avviene in simili casi, in misura differenziata. Alla madre sono stati riconosciuti 250mila euro, mentre ciascuna delle due sorelle riceverà 161mila euro; ai nonni, infine, spettano complessivamente 58mila euro, a Titolo di risarcimento per il danno patito.
Le responsabilità sulla sicurezza della pista
La lunga battaglia legale, che ha portato a questo esito, si è incentrata, com’è noto, sulla questione della sicurezza dell’infrastruttura ricreativa. Gli accertamenti giudiziari, già svoltisi in sede penale, avevano in precedenza stabilito le responsabilità di tre soggetti, individuati come garanti delle condizioni della pista, la quale, al momento del fatale incidente, non presentava le necessarie caratteristiche di sicurezza. La sentenza civile, pertanto, si inserisce a completamento di un percorso che aveva già avuto dei precedenti riscontri in ambito penale, chiudendo definitivamente l’aspetto del risarcimento dei danni non patrimoniali subiti dalla famiglia.
Una storia familiare segnata dalla tragedia
La figura di Romano Campiti, la cui scomparsa prematura suscitò all’epoca grande commozione, è purtroppo legata anche a un altro tragico evento di cronaca nera che, anni dopo, ha riportato il suo nome sulle prime pagine. Il padre del ragazzo, infatti, è lo stesso autore della strage di Fidene, compiuta durante una riunione di condominio e per la quale è stato condannato all’ergastolo. È importante precisare, tuttavia, che il procedimento risarcitorio per la morte del figlio è un capitolo del tutto autonomo e separato, sia sul piano processuale che su quello sostanziale, rispetto ai fatti di sangue successivi.
La chiusura di un iter giudiziario complesso
La definizione della causa civile, giunta solo ora, mette così la parola fine a una vicenda umana e legale particolarmente intricata e dolorosa. Il risarcimento, quantificato in una cifra rilevante, rappresenta il riconoscimento istituzionale del grave danno subito, sebbene nulla possa ovviamente restituire la vita del giovane. La notizia, data dal quotidiano “Alto Adige”, sottolinea come la macchina della giustizia, in questi casi dai contorni così complessi, possa richiedere tempi molto lunghi per esaurire tutti i gradi di giudizio e per liquidare in via definitiva le somme dovute ai superstiti, i quali hanno atteso più di un decennio per vedere sancito il proprio diritto.




