Marilyn Manson in convento a Ferrara, la notizia data dal sindaco Fabbri scatena le prime reazioni

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La notizia, che a prima vista potrebbe apparire come l’ennesima boutade social o un fotomontaggio virale, è stata invece confermata dai canali ufficiali. In occasione della sua partecipazione al Ferrara Summer Festival, prevista per sabato 11 luglio 2026 in piazza Ariostea, la rockstar americana Marilyn Manson sarà ospitato in un convento di suore durante la sua permanenza in città. A rivelarlo, nel corso di un’interferenza radiofonica a una emittente capitolina, è stato direttamente il sindaco leghista Alan Fabbri, che ha voluto così replicare al dibattito sui grandi concerti nelle piazze storiche sollevato dalla sindaca di Genova, Silvia Salis. Il primo cittadino, nel ricordare la storicità del festival estense – dove si sono esibiti da Bruce Springsteen a Vasco Rossi (che inaugurerà il suo nuovo tour proprio a Ferrara il 5 e 6 giugno) – ha rilasciato la dichiarazione che sta facendo il giro del web: “Se proprio vogliamo parlare di qualcosa di straordinario e ‘progressista’, possiamo dire che a Ferrara proprio Marilyn Manson sarà ospitato dalle suore, in un convento”.

Il “reverendo” maledetto tra arte e blasfemia

Per comprendere la portata paradossale della vicenda – che mescola l’immaginario gotico del rock con la quiete della clausura – è necessario inquadrare la figura dell’artista. Brian Hugh Warner, questo il suo vero nome, ha costruito una carriera trentennale sull’ambiguità e lo choc, in particolare contro l’iconografia cristiana. Il suo soprannome di “Reverendo”, coniato da Anton LaVey, fondatore della Chiesa di Satana, nel lontano 1994, non ha mai avuto un reale fondamento teologico; lo stesso Manson ha più volte precisato di non credere nel diavolo, riducendo il satanismo a una forma di “adorazione di noi stessi” come critica al bigottismo religioso. Tuttavia, le sue performance sul palco hanno spesso superato il limite della pura provocazione artistica: celebre è il rogo di una Bibbia durante l’esecuzione di *Antichrist Superstar*, un episodio che in Italia si verificò a Firenze nel 2015. Proprio in regione, l’ultima esibizione del cantante aveva fatto infuriare la curia, tanto da portare a una vera e propria “messa di riparazione” per espiare la bestemmia pubblica urlata da un’altra band metal durante la scorsa edizione del festival.

L’accoglienza inattesa e la reazione del Popolo della Famiglia

L’idea che “The Reverend Marylin Manson” – come ama farsi chiamare durante il suo “One Assassination Under God tour” – varchi la soglia di un istituto religioso per trascorrervi la notte è sembrata inizialmente una brutta battuta per scatenare la curiosità dei fan. E invece, l’operazione logistica sembra concretamente in piedi, quasi a voler creare un cortocircuito perfetto tra l’immagine del “rocker maledetto” e l’accoglienza delle suore della città estense. Ma se da un lato l’annuncio del sindaco ha spiazzato il pubblico, dall’altro ha immediatamente innescato la reazione delle associazioni cattoliche più conservatrici. A scendere in campo per primi sono stati Alberto Pinamonti e Giovanni Leporati, rispettivamente rappresentante ferrarese e coordinatore regionale per l’Emilia-Romagna del Popolo della Famiglia, il movimento politico fondato da Mario Adinolfi.

Le polemiche e la difesa del “sentimento religioso”

In una nota diffusa alle redazioni, i due esponenti hanno attaccato duramente la scelta dell’amministrazione comunale. “Evidentemente il nostro sindaco è un estimatore del genere”, hanno dichiarato Pinamonti e Leporati, manifestando “indignazione per quanto avvenuto lo scorso anno in offesa e spregio al sentimento religioso”. I rappresentanti del movimento hanno sottolineato come le esibizioni di Manson siano teatro di azioni estreme, dalla blasfemia alle Bibbie bruciate, definendo i messaggi delle sue canzoni “orientati completamente all’ideologia satanica dell’odio”. La loro protesta si è estesa anche alla natura dell’ospitalità: “Sconcerta che sulla pubblica stampa si accenni all’ospitalità in ambienti di pertinenza del Convento di San Vincenzo. No, No e ancora una volta No”, hanno tuonato, chiedendo un intervento diretto della Chiesa cattolica ferrarese per difendere il decoro e il diritto dei cattolici a non vedere “oltraggiato il santo nome di Dio”.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.