Marilyn Manson, il ritorno alla ChorusLife di Bergamo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Se trent’anni fa qualcuno avesse pronosticato che Marilyn Manson avrebbe urlato il suo istigatorio «Bergamo! Are you fuckin’ ready?» all’interno di un moderno palazzo dello sport, costruito a pochi metri dalle abitazioni, molti avrebbero stentato a crederci, considerando l’ipotesi poco più di un’allucinazione. Eppure, ciò che un tempo sembrava un miraggio inverosimile, in un’epoca in cui internet era appannaggio di una ristretta cerchia di pionieri, si è materializzato sul palco, sempre più internazionale, della ChorusLife Arena. L’artista, la cui carriera è stata costellata da eccessi, metamorfosi e una provocatoria estetica cupa, ha scelto proprio questo luogo per la sua unica esibizione italiana, riaccendendo i riflettori su una figura che non ha mai smesso di esercitare un richiamo magnetico e disturbante, nonostante i periodi di lontananza dalle scene e le controversie che ne hanno segnato il percorso.

Un performer spavaldo nonostante l'età

Il nero, si sa, sta bene su tutto e ancor più addosso a Marilyn Manson, che oggi, a cinquantasei anni, dimostra di saper ancora dominare la scena con la sua presenza. L’Oscuro Signore, una sorta di Lord Voldemort ante litteram per generazioni di adolescenti, si è presentato al pubblico con una certa staticità, inevitabile segno del tempo che passa, ma senza aver smarrito quella spavalderia che gli permette di divorare il palco con gesti teatrali e studiati. Pronunciando più volte il nome della città, che storpiava deliberatamente in «Bargamo», il frontman ha confermato la sua natura di showman calcolato, capace di costruire un personaggio che va ben oltre la semplice performance musicale.

La scommessa di un ritorno

C’è stato un periodo in cui la scommessa su Marilyn Manson appariva semplice, divisa tra un’adorazione incondizionata e un rifiuto altrettanto netto, senza lasciare spazio a posizioni intermedie. Oggi, invece, la posta in gioco si è fatta più alta e rischiosa, dopo anni che molti lo avevano dato per artisticamente finito, sepolto sotto il peso dei suoi stessi eccessi e di vicende personali complesse. L’unica data invernale nel nostro paese, un evento che ha richiamato un pubblico numeroso e trasversale, rappresenta una chiara conferma di come l’ex Antichrist Superstar conservi intatta la sua capacità di attrazione, dimostrando che il suo mito, alimentato da un’estetica profondamente teatrale e affilata, non si è mai veramente spento.

Uno show che va oltre la musica

Lo spettacolo offerto alla ChorusLife Arena è andato ben oltre la semplice esecuzione di brani, trasformandosi in un rituale collettivo dove l’estetica industrial metal si è fusa con una coreografia ossessiva e ricercata. Quella che il performer ha inscenato non è stata una semplice reunion nostalgica, bensì la rievocazione di un immaginario tenebroso che, a distanza di decenni, continua a parlare a chi ne ricerca la potenza eversiva. L’evento, concentrato in una sola serata, ha così sancito non un semplice ritorno, ma una riaffermazione della sua cifra stilistica, lasciando intendere che il suo linguaggio, per quanto disturbante possa apparire, trova ancora uno spazio vitale nel panorama musicale contemporaneo.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.