Marilyn Manson ‘respinto’ dalle suore. Scontro frontale tra vescovo e sindaco

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   **

La quiete claustrale di un convento ferrarese, quella che da anni offriva un inaspettato rifugio logistico ai big della musica internazionale durante il Ferrara Summer Festival, si è infranta contro l’immagine pubblica di Marilyn Manson. Il rocker, che proprio nella sua lunga storia artistica ha fatto della provocazione anticristiana – basti pensare allo strappo delle pagine della Bibbia durante i live o all’iconografia dissacrante di “Antichrist Superstar” – la propria cifra stilistica, si è visto negare la disponibilità del backstage presso le Suore della Carità di San Vincenzo. Il sindaco Alan Fabbri, dando notizia del concerto in programma per l’11 luglio in piazza Ariostea, aveva inizialmente accennato a una “bella storia”, quella di un artista maledetto accolto in un luogo sacro; salvo poi dover registrare un fulmineo dietrofront, attribuito a pressioni ricevute dalle religiose dopo l’esplodere del caso mediatico.

Lo “sconcerto” della curia e la replica al primo cittadino

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Se Fabbri, in un post diventato virale, aveva parlato di “ordini dall’alto” immaginando una regia occulta della Curia – arrivando a ipotizzare che il veto fosse stato calato dall’alto per impedire un gesto di accoglienza verso quella che lui stesso ha definito “pecorella smarrita” – la risposta dell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio non si è fatta attendere ed è stata di una durezza inusuale. L’ente ecclesiastico, con una nota carica di “sconcerto e indignazione”, ha respinto al mittente ogni addebito, sottolineando come nella vicenda “non solo non c’entra, ma non ha proferito parola”. La diocesi, evidentemente irritata dalle illazioni del primo cittadino, ha rivendicato l’autonomia decisionale delle suore, le quali – stando alla ricostruzione ufficiale – sarebbero perfettamente in grado di intendere e di provvedere da sole, senza bisogno di sollecitazioni esterne, riguardo a chi ospitare nei loro spazi.

Il retroscena logistico e il ruolo del festival estivo

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A rendere la vicenda paradossale, oltre alla cifra grottesca del personaggio, è la constatazione di una prassi consolidata che il sindaco stesso ha tenuto a precisare. Il convento, occorre dirlo, non è mai stato una sorta di albergo diffuso per rockstar, bensì uno spazio di cortesia concesso per le esigenze tecniche del backstage; uno spazio che, ironia della sorte, aveva accolto senza particolari scandali gruppi metal altrettanto chiassosi come gli Slipknot. La scintilla, quindi, non è scoccata tanto per il genere musicale, quanto per la figura specifica di Manson: un artista che, a 57 anni e dopo una carriera costellata da accuse (recentemente archiviate) e da una fama satanista che lui stesso ha ridimensionato definendola “adorazione di sé stessi”, continua a rappresentare un simbolo divisivo capace di far vacillare le certezze del perbenismo più tradizionalista. La decisione delle suore, in questo senso, è sembrata più una reazione difensiva al clamore scatenato dall’annuncio che un rifiuto premeditato.

L’incidente diplomatico tra politica e pulpito

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