Crans-Montana, i dubbi della procura: audio e video sui pannelli del "Le Constellation"
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Redazione Esteri
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Mentre gli inquirenti svizzeri continuano a scavare tra le macerie materiali e giudiziarie della strage di Capodanno al "Le Constellation", il quadro delle indagini si arricchisce di elementi che gettano un'ombra sulla gestione della sicurezza nel locale. Emergono, infatti, nuovi contributi audio e video che sembrerebbero documentare una consapevolezza, da parte della proprietà, delle criticità legate ai materiali installati nel night club. Tra questi, spicca un messaggio vocale, inviato tramite WhatsApp dall'imprenditore Jacques Moretti a un suo collaboratore prima delle festività natalizie, nel quale si discute della tenuta dei pannelli fonoassorbenti applicati al soffitto. “La schiuma nel ‘Le Constellation’ tiene? Ne ho messa una nuova che non conosco”, si sente chiedere Moretti in una registrazione, per poi aggiungere, con un tono che mescola apprensione e pragmatismo: “Prova a toglierne uno e vedi se cade. Ho messo una schiuma che non conosco. Dimmi quindi se è buona. Dimmi se cade o no. Se cade, purtroppo dovremo lasciarlo lì”. Questi scambi, acquisiti dalla procura, paiono indicare test artigianali condotti sulla stabilità e, secondo fonti investigative, anche sulla combustibilità dello stesso materiale che, propagando le fiamme con rapidità devastante, contribuì alla tragedia della notte di San Silvestro.
Le dichiarazioni contraddittorie e la questione delle candele
Parallelamente, nel corso degli interrogatori dinanzi ai magistrati, le versioni fornite dai responsabili del locale e dal personale appaiono divergenti su punti cruciali. Jessica Moretti, titolare del "Le Constellation", ha sostenuto di non aver percepito alcun pericolo nell'usanza di servire bottiglie di champagne con candele pirotecniche, una pratica diffusa quella sera. “Se avessi pensato al minimo rischio, lo avrei proibito”, ha affermato, chiamando in causa, seppur indirettamente, l'iniziativa del personale. Secondo la sua ricostruzione, sarebbero stati i dipendenti stessi a decidere se impiegare o meno quegli elementi spettacolari. Una tesi che, tuttavia, viene smentita dalle dichiarazioni di alcuni camerieri, i quali raccontano di aver ricevuto precise indicazioni in merito. Tra le vittime dell'incendio figura anche una giovane dipendente, Cyane Panine, di 24 anni, che quella notte era di servizio al locale.
L'ostacolo delle prove: i video cancellati
Le indagini, intanto, devono fare i conti con un ulteriore intoppo, potenzialmente grave, che riguarda la raccolta delle prove. Come riportato da fonti di stampa svizzere, le registrazioni di almeno 250 telecamere a circuito chiuso di sorveglianza pubblica, i cui filmati avrebbero potuto essere decisivi per ricostruire i movimenti e le dinamiche della serata, risultano essere state cancellate. La polizia comunale di Crans-Montana, stando a quanto si apprende, non avrebbe più accesso a quelle immagini relative alla notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio, un fatto che complica non poco il lavoro degli investigatori, privandoli di una testimonianza visiva oggettiva degli eventi che precedettero lo scoppio dell'incendio.
Il percorso giudiziario e le reazioni
Il procedimento penale prosegue dunque tra nuovi riscontri e vuoti probatori, mentre la rabbia e il dolore dei familiari delle vittime, molti dei quali italiani, rimangono una ferita aperta. Un sentimento che si è acuito in seguito alla decisione della giustizia elvetica di concedere la scarcerazione di Jacques Moretti, misura che ha suscitato perplessità e proteste. Le indagini, che hanno coinvolto anche specialisti nella scienza delle costruzioni e negli incendi, sono ora chiamate a valutare nel dettaglio il peso di ogni singolo elemento emerso, dalle conversazioni audio sui materiali alle divergenze nelle testimonianze, per accertare eventuali responsabilità in una delle più gravi tragedie avvenute in territorio svizzero negli ultimi decenni.




