Corsini: su Ranucci aspettiamo il giudice, poi ci adegueremo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Paolo Corsini, direttore dell'Approfondimento Rai, è tornato a parlare del caso che tiene banco in viale Mazzini da settimane: la rimozione di Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report e il ricorso presentato dal giornalista al Tribunale del lavoro di Roma. Intervenuto a margine della presentazione di un programma televisivo, Corsini ha spiegato che l'azienda attende la decisione del giudice prima di qualsiasi ulteriore commento, ribadendo però la propria posizione sulla vicenda.

La posizione del direttore

«Quando arriverà la pronuncia del giudice ci adegueremo, perché le decisioni vanno rispettate. Solo dopo commenteremo». Questa la sintesi del pensiero di Corsini, che in precedenza non aveva nascosto le proprie aspettative sull'esito del contenzioso. Il direttore ha infatti dichiarato di sperare che il reintegro non venga disposto, definendo l'ipotesi contraria come un'eventualità remota e sostenendo che l'operato dell'azienda sia stato corretto. «Io quello che dovevo fare l'ho fatto. Stiamo lavorando serenamente, pensiamo di essere nel giusto e di avere fatto tutto correttamente», ha aggiunto, citando anche un passo del Vangelo di Matteo.

Il ricorso e l'attesa per la sentenza

La vicenda ruota attorno al ricorso d'urgenza depositato dagli avvocati di Ranucci dopo che la Rai, alla fine di agosto, aveva comunicato il suo sollevamento dalla guida del programma d'inchiesta di Rai3. Il giudice del lavoro Donatella Casari, dopo l'udienza, si è riservata la decisione e ha concesso alle parti un termine per il deposito delle note difensive.

A Ranucci, stando a quanto emerso, è stata nel frattempo comminata una sospensione di dieci giorni, provvedimento che secondo le ricostruzioni non conterrebbe l'indicazione del decorso del periodo ma comporterebbe l'allontanamento dalla redazione e la sospensione dello stipendio.

Le contestazioni disciplinari

Alla base del provvedimento aziendale ci sarebbero quattro contestazioni disciplinari. La prima riguarda una cinquantina di ingressi nella sede Rai di una persona esterna, Laura Cianfoni. La seconda ha a che fare con i contenuti di una conversazione intercorsa tra Ranucci e un parlamentare del Movimento 5 Stelle. La terza concerne alcune mail aziendali inoltrate a Valter Lavitola, il faccendiere coinvolto nell'inchiesta sull'attentato subito dal giornalista.

La quarta, infine, riguarda presunti comportamenti denigratori nei confronti di colleghi, in particolare di due giornalisti indicati in un primo momento come possibili successori alla conduzione del programma.

Il quadro politico e le reazioni

Il caso ha rapidamente assunto una dimensione politica. Le opposizioni hanno parlato di un disegno mirato a colpire una voce scomoda del servizio pubblico, con il Movimento 5 Stelle che ha definito la rimozione come l'esito di un «editto» governativo. Il senatore Maurizio Gasparri, componente della Commissione di Vigilanza Rai, ha presentato un'interrogazione per chiedere quali siano state le conclusioni delle verifiche interne condotte dall'azienda sui rapporti tra Ranucci e Lavitola.

La redazione di Report, intanto, continua a lavorare in vista del debutto della nuova stagione, fissato per l'8 novembre, con una conduzione affidata a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. Nel frattempo, sul fronte giudiziario, il Tribunale di Roma ha recentemente annullato una sanzione da centocinquantamila euro che il Garante per la Privacy aveva comminato alla Rai per la diffusione di un audio legato a una conversazione dell'ex ministro Gennaro Sangiuliano, riconoscendo la sussistenza dell'interesse pubblico alla notizia.

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