Sassonia-Anhalt al voto, l’AfD di Siegmund sfonda il muro della “città rossa”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il 6 settembre in Sassonia-Anhalt si terrà un appuntamento elettorale destinato a segnare una svolta profonda negli equilibri politici tedeschi, con la destra radicale di Alternative für Deutschland che, secondo l’ultimo sondaggio realizzato da Infratest-dimap, si attesta al 41% delle preferenze, consolidando un vantaggio che appare ormai difficile da colmare per gli avversari.

La candidatura di Ulrich Siegmund, trentaseienne rampante e dal sorriso rassicurante, sta catalizzando un consenso trasversale che travalica i confini tradizionali del voto di protesta, tanto che il diretto interessato si mostra già convinto dell’esito finale, presentandosi in pubblico come l’interprete di una “visione eccezionale” per il Land e rivendicando con orgoglio la propria vicinanza alla gente, che lo acclama durante i comizi con un entusiasmo da pop star.

Eppure, dietro questa patina di normalità e di comunicazione ammiccante, si celano posizioni talmente radicali da avergli valso il titolo di “uomo più pericoloso di Germania” da parte del settimanale Der Spiegel, che nella scorsa settimana gli ha dedicato la copertina del suo numero, indagando a fondo le strategie comunicative e i legami politici del candidato.

Il ritratto di un candidato “presentabile” e il fantasma della villa Adlon

Ulrich Siegmund si presenta agli elettori con un’immagine studiata per risultare familiare e rassicurante: indossa completi un po’ stretti e polo da catalogo, calza scarpe qualunque e, durante la campagna elettorale, si sposta in sella a un motorino “Rondinella” del 1975, seguito da un corteo di decine, spesso centinaia, di altri vecchi ciclomotori Simson, il marchio simbolo della Repubblica Democratica Tedesca fuori produzione dal 1986, ai quali si aggiungono talvolta degli Apecar, veicoli che evocano una nostalgia della Ddr non dichiarata ma percepibile.

Questa messa in scena, che lo rende affine al cosiddetto ceto medio e persino a quella fascia di lavoratori che in passato costituiva il serbatoio elettorale dei socialdemocratici, rappresenta l’arma più affilata dell’AfD per sdoganare un programma che, al di là della rassicurante facciata, prevede misure destabilizzanti come le botte ai quattordicenni, l’abolizione dell’obbligo scolastico e la soppressione della televisione pubblica, rivendicazioni che, nelle intenzioni del partito, dovrebbero ridefinire il rapporto tra cittadino e Stato.

Tuttavia, le ombre sul candidato non si fermano al programma elettorale: la sua partecipazione, nel 2023, a un incontro nella villa Adlon di Potsdam, dove si discusse con il leader del Movimento Identitario Martin Sellner di piani di “remigrazione”, getta un’ombra lunga sulla sua ascesa, evidenziando i legami con l’estrema destra internazionale e con quelle teorie etnonazionaliste che la Germania postbellica ha sempre cercato di confinare ai margini del dibattito pubblico.

L’ascesa in Sassonia-Anhalt e la ferita della “città rossa”

Il dato politicamente più rilevante, al di là della personalizzazione della campagna elettorale, risiede nella capacità dell’AfD di erodere il consenso in territori storicamente ostili al populismo di destra, come la stessa Berlino, da sempre considerata una roccaforte progressista e libertaria, una “città rossa” che nemmeno durante l’avanzata del nazionalsocialismo, quando il partito di Hitler si espandeva a macchia d’olio da Monaco a Norimberga, aveva concesso spazio al verbo nazista, considerato un corpo estraneo al proprio tessuto cosmopolita.

La circostanza che nel lontano 1926 Adolf Hitler fosse stato costretto a inviare nella capitale il capo della propaganda Joseph Goebbels per tentare di conquistarla alla causa dimostra quanto la resistenza di Berlino alla destra radicale fosse radicata, e proprio per questo il successo di Siegmund e del suo partito in un Land come la Sassonia-Anhalt rappresenta un campanello d’allarme che risuona con forza in tutta la Repubblica Federale.

Il candidato, che alcuni osservatori definiscono capace di “confezionare” le richieste più assurde del partito di Alice Weidel in un involucro politicamente accettabile, riesce addirittura a intercettare il voto dei lavoratori, tradizionalmente ancorati al bacino della socialdemocrazia, e a rendere familiare a impiegati e operai un programma che esula in più punti dalle competenze del Land, sfiorando tematiche nazionali che non gli competerebbero.

Il sondaggio che fotografa il ribaltamento degli equilibri

Il 41% registrato da Infratest-dimap non lascia spazio a interpretazioni caute: se confermato alle urne, il dato consegnerebbe all’AfD non solo la guida del governo regionale, ma anche un peso specifico inedito in vista delle future tornate elettorali federali, modificando in profondità gli assetti di un sistema politico che ha sempre fatto della moderazione e del ricordo storico i propri capisaldi.

Siegmund, forte di questo momentum, si muove con disinvoltura tra i comizi e gli incontri pubblici, declinando il suo messaggio in un linguaggio semplice e diretto che conquista fasce di popolazione deluse dalla politica tradizionale, mentre i partiti cosiddetti “democratici” faticano a trovare una linea comune per contrastare la sua avanzata, divisi tra la tentazione di isolarlo e l’impossibilità di ignorare le ragioni di un malcontento che trova nella proposta dell’AfD una cassa di risonanza amplificata.

La “Rondinella” del 1975, il casco a scodella e il codazzo di Simson d’epoca non sono quindi un vezzo nostalgico, ma la metafora di un radicamento territoriale e identitario che l’estrema destra sta coltivando con metodo, trasformando il voto di protesta in un consenso stabile e organizzato, capace di mettere in crisi le tradizionali alleanze tra Cdu, Spd e Verdi e di aprire una fase politica completamente nuova per la Germania orientale.

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