Mandato d'arresto per Netanyahu, le reazioni in Italia
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Redazione Interno
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La decisione della Corte penale internazionale (Cpi) di emettere mandati d'arresto nei confronti del premier israeliano Benyamin Netanyahu e dell'ex ministro della Difesa Yoav Gallant ha suscitato reazioni contrastanti in Italia. Josep Borrell, Alto rappresentante dell'Unione Europea, ha dichiarato che tale decisione non ha nulla a che fare con l'antisemitismo e non è di natura politica, esprimendo preoccupazione per la politicizzazione estrema delle reazioni alla sentenza della Corte.
In Italia, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito assurdo equiparare Netanyahu a terroristi, sottolineando che il governo intende approfondire le motivazioni della sentenza, che a primo acchito sembra più politica che tecnica. Crosetto ha ribadito l'inaccettabilità di mettere sullo stesso piano i leader di un'organizzazione terroristica, responsabile di attacchi contro innocenti, con chi guida legittimamente uno Stato democratico e si difende.
Nel frattempo, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha affermato che la linea del governo è quella indicata dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni, condividendola e mettendola in atto. Tajani ha sottolineato l'importanza di pesare, ponderare e calibrare ogni parola nelle dichiarazioni di politica estera, in risposta alle affermazioni del collega vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini, che ha invitato Netanyahu a visitare l'Italia nonostante il mandato d'arresto.
La vicenda ha acceso un dibattito acceso tra i leader politici italiani, con Salvini che critica apertamente la decisione della Cpi e Tajani che ribadisce la necessità di una politica estera seria e ponderata.




